Gioco
«Da piccolo andavo a vedere l’Estudiantes oggi sono innamorato dei colori rossoneri»
La Lucchese nei ricordi dell’assessore ai lavori pubblici «Ora spero che il progetto per lo stadio vada in porto»
Nicola Nucci / LUCCA.
Con l'immancabile sciarpa rossonera al collo si è perso pochissime partite. Un tifoso sfegatato della Lucchese, una passione nata negli anni sessanta quando dalla lontana Argentina si è trasferito nella città delle Mura. «Quella sciarpa era di mio figlio Claudio (nel 2002, insieme ad un amico, ha perso la vita investito sulle strisce pedonali davanti allo stadio) che era sempre in curva Ovest e da allora, ne ho anche una versione estiva, mi ha sempre accompagnato al fianco della Lucchese» racconta Celestino Marchini, assessore ai lavori pubblici nella giunta Tambellini.
Una passione che ha superato anche gli anni più bui per il calcio rossonero e la città. «Nel 1963 sono arrivato dall’Argentina, dove sono nato, figlio d’immigranti lucchesi e dopo una breve parentesi a Tirrenia ci siamo spostati a Lucca dove giocavo a pallone con gli amici. Un giorno sono andato a vedere la Lucchese, nel 1964, un derby con il Pisa, avevo 15 anni ed è stato un colpo di fulmine. Da piccolo andavo a tifare l’Estudiantes di La Plata, che non è come i più famosi River o Boca in Argentina, ma era la squadra della mia città. Simpatizzo anche per l’Inter, ma da lucchese mi sono detto che dovevo sostenere la squadra di Lucca e da allora non ho perso quasi una partita. A tutte le grandi partite non sono mancato, dallo spareggio nel 1969 a Livorno a Civitavecchia nel 1986 alle trasferte della B sino a Correggio il 4 maggio 2014. Ho saltato solo Palermo per la finale di Coppa Italia di C, ma ho fatto anche le trasferte in posti sperduti».
Nella partita decisiva per la promozione in Lega Pro, acciuffata al ‘93 con un gol di Pecchioli, era a soffrire e gioire in mezzo al fango. «Una grande emozione, come Venezia nell’anno del salto in B e San Siro e l’Olimpico in Coppa Italia. E poi la rinascita dall’Eccellenza, le feste promozione e il ritrovato amore del popolo rossonero dopo tanti bocconi amari di cui non voglio parlare, riferendomi a scellerate gestioni societarie. Quest’anno ricordo la trasferta di Sanremo, un esodo. Adesso speriamo di aprire un ciclo importante». Marchini ha anche lavorato nella Lucchese. «Tanti anni da dirigente accompagnatore dei giovanissimi nazionali negli anni di Egiziano Maestrelli e del professor Alessandro Bianchi - dice - ho smesso quando è arrivato Fouzi Hadj, non ci vedevo chiaro. Ho tanti cimeli, una parte donati al museo rossonero». Nell’album dei ricordi tanti aneddoti. «A Brescia mi trovai in mezzo ad una sassaiola e le cariche della polizia. A Salerno andai da solo in auto e con 10mila lire un tizio mi guardò la macchina. “Tranquillo ci penso io” mi disse. A Casale, l’anno della promozione in B di cui ricorrono i 30 anni, c’era un sacco di neve. Ricordo ero con il pullman del Lombardi. Tra i calciatori avevo un debole per Manservisi, era un furetto e vinse lo scudetto con la Lazio. Poi la Lucchese del 1986, Paci, Russo, Monaco e tutta la Lucchese della B e quella di Correggio in D, ma anche la squadra dell’anno scorso per lo spirito di attaccamento alla maglia». Prima di dedicarsi alla politica è stato anche allenatore. «Per 20 anni nella Nuova Juve, San Concordio e Lucca 7 col mito di Corrado Orrico al quale faccio gli auguri in ritardo per i suoi 80 anni». Sul nuovo Porta Elisa è fiducioso. «Parlo da tifoso e spero sia la volta buona per uno stadio moderno e accogliente per le famiglie, con un progetto serio penso che avremo una deroga». Intanto legge i quotidiani in quarantena e partecipa alla giunta in videoconferenza. «Sul campionato sospenderei la stagione, ma non solo il calcio, inutile rischiare. Peggio ancora giocare con stadi vuoti che sarebbero un danno per le società che avrebbero comunque costi organizzativi per mettere in sicurezza e le trasferte. Poi decideranno gli organi competenti. Sarebbe bello vincere sul campo, ma la Lucchese merita la promozione per essere in testa e perché l’anno scorso siamo retrocessi per motivi economici e non sportivi, visto che alla fine ci siamo salvati ai playout». —
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