Il Tirreno

Lucca

IL FUTURO DELLA SERIE D 

Borgia, carpentiere-calciatore «Nei dilettanti serve un lavoro»

Michele CITARELLA
Borgia, carpentiere-calciatore «Nei dilettanti serve un lavoro»

Per il capitano del GhiviBorgo sono pochi i club nelle categorie inferiori  che dopo il Covid potranno permettersi di offrire uno stipendio dignitoso  

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GHIVIZZANO

Si fa fatica a pensare ad un Matteo Borgia chiuso nella propria abitazione in questo periodo in cui si esce da casa solo per necessità e bisogni primari. L’idea che il capitano del GhiviBorgo sia in camera o sul divano davanti ad un cellulare o ad un tablet stride con quanto si vede la domenica sui campi di calcio quando Matteo è il protagonista sulla fascia destra di scorribande a supporto dei suoi compagni, di recuperi lampo sugli esterni avversari e rapide diagonali sui centravanti: «È un momento particolare, in cui mancano molte attività a cui ero abituato e che riempivano le mie giornate. Stop agli allenamenti con la squadra, stop alle partite e stop alla vita sociale e al lavoro».

Tornando a quanto detto dal suo tecnico Rino Lavezzini a Il Tirreno, cosa pensa della eventuale riforma del campionato di serie D?

«Il pensiero del mister è lo stesso di molti. Non conosco le situazioni di tutte le società, ma in generale ci saranno difficoltà. Il calciatore di serie D non è contrattualmente inquadrato come un professionista ma nei fatti, molti fanno la vita del professionista. Ci sono alcuni avversari o compagni che hanno fatto il calciatore mantenendo la famiglia o comunque come prima attività. Per me invece il calcio non è un lavoro. Non credo che la serie D mi abbia mai potuto permettere di vivere. Io faccio il carpentiere, mi alzo alle 6e dopo il turno di lavoro vado all’allenamento. Sono un calciatore dilettante a tutti gli effetti».

Perché non ha provato a fare il calciatore professionista?

«Sarebbe potuto andar bene per un anno o due. Eppoi? Cosa faccio a 38 anni? Come mantengo una famiglia o pago un affitto o un mutuo? Senza tenere in considerazione che ci possono essere infortuni o situazioni di inadempienza da parte dei club. Il mio lavoro è impegnativo, ma è il mio lavoro. È vero che chi vive di calcio può avere tempi di recupero migliori, ma in questi anni di serie D mi sono trovato in spogliatoio alcuni calciatori giovanissimi che, già dopo le prime presenze in campionato, hanno chiuso con la scuola dicendo di volersi dedicare solo al calcio. Qualcuno ha potuto restare in categoria o salire nei professionisti, tanti altri no. Da senatore del gruppo ho detto a tutti di prendere almeno il diploma e investire su altro oltre al calcio. Il rimborso può aiutare negli studi, può servire se hai un diploma o un’ attività di famiglia avviata. La passione deve andare di pari passo con gli studi che rappresentano un necessario piano B».

Come trascorri queste giornate?

«Ho lavorato in carpenteria per qualche giorno, per ultimare lavori essenziali. Adesso sono in cassa integrazione ed esco solo per lo stretto necessario. Un giorno a settimana facciamo un allenamento con connessione Zoom tutti insieme in contemporanea. Io, in quanto capitano, intervisto i compagni chiedendo il momento migliore per la connessione in comune. Poi il preparatore ci coordina». —

Michele CITARELLA

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