Gioco
La rinascita parte dai mille di Porcari e dal gol del «tamburino» della curva
Il racconto della stagione 2011-12 (4) - Con l’Fc Lucca 2011 finita all’inferno e ritorno
Luca Tronchetti / LUCCA
Il punto più basso della storia del calcio a Lucca. Il secondo fallimento confina i colori rossoneri nel massimo campionato regionale: l’Eccellenza. Il tutto al termine della solita estate convulsa con tanti «politici-capitori» di calcio, ma con scarsa conoscenza delle carte federali, che ogni giorni tiravano fuori soluzioni più disparate: dalla fusione con la Fortis Lucchese (club che chiuderà i battenti alcuni anni dopo per problemi finanziari) allo stop per un anno con la certezza che la stagione successiva la squadra per diritto sarebbe ripartita dalla D. Nessuno però si era documentato: il Legnano, nobile decaduta con campionati di serie A nel 1956, aveva usato lo stesso accorgimento con il risultato che l’anno successivo si era ritrovata in Prima Categoria. Alla fine Bruno Russo, la Ruspa rossonera, riuscì a mettere insieme 5 piccoli imprenditori locali e iscrive la squadra in soprannumero in Eccellenza con il nome di Fc Lucca 2011. Gli avversari? Eccezion fatta per la Massese si chiamavano Lampo, Quarrata, Pesciauzzanese, Pietrasanta. E i derby erano con Lammari, Fortis e Ghivizzano. Alla fine sarà un trionfo: 80 punti in 32 partite, frutto di 25 vittorie, 5 pari e 2 sconfitte. E i rossoneri cancelleranno l’onta della categoria tornando in IV serie. Vittorio Tosto, Alberto Francesconi, Jonathan Granito, Matteo Melani e Nicola Redomi riavvolgono il nastro e raccontano il trionfo di 8 anni fa.
PASTA DI CAPITANO
La Lucchese è parte importante della sua vita. Anche oggi, per la ripartenza del 2019, la sua società Green Soccer ha dato un contributo economico al club. Lo ha sempre fatto nel corso degli anni. Perché Vittorio Tosto, 46 anni, non dimentica il bene ricevuto in questa città dove si è sposato, ha messo su famiglia e si sente lucchese doc: «Ricordo con affetto quella stagione. In pochi lo sanno, ma la Lucchese fu la prima squadra promossa nei campionati di tutta Europa professionisti e dilettantistici: 24 febbraio 2012 a 6 turni dalla fine. E indossare la fascia di capitano, che conservo gelosamente a casa, segnando anche a distanza di 14 anni dalla prima volta che misi piede al Porta Elisa, mi riempie ancora oggi d’orgoglio così come l’elezione a miglior calciatore rossonero dell’annata a 38 anni suonati. Mi contattò Russo e mi spiegò il progetto. Un anno e mezzo prima avevo smesso con l’Empoli e poi avevo dato una mano a mio cognato Corradi giocando gli ultimi 2-3 mesi in Eccellenza nella Fortis Lucchese. Nella Fc Lucca all’inizio ci allenavamo in 7-8: io, Francesconi e un manipolo di ragazzini. Man mano, sono arrivati calciatori di categoria superiore (Angeli, Aliboni, Granito, Redomi) e si è capito che lavorando con serietà e professionalità trascinati dai nostri tifosi la vittoria non poteva sfuggirci».
TAMBURINO DI CURVA
Alberto Francesconi a 40 anni suonati si ritrovò a giocare nella squadra che più ama: la Lucchese. Attaccante e presidente: «Voi non sapete la gioia di quel gol della rinascita rossonera, il primo stagionale, al comunale di Porcari nella prima di campionato contro il Ghivizzano. Finì 5-1 per noi, ma quella rete su angolo di Sabatini la sognavo sin da ragazzino. Da quando agli inizi degli anni Ottanta con il mio tamburo andavo in curva per incitare la Lucchese che seguivo anche nelle trasferte in Sardegna. Vedere 1000 persone in quello stadio che scandivano il mio nome mi fa venire ancora oggi i brividi. Ero uno dei soci e mi elessero presidente. In due stagioni mi sono dissanguato: ho vinto tanti campionati nei dilettanti, ma quello resta il più bello».
IL RE DELLE PROMOZIONI
Veni, vidi, vinci. Jonathan Granito, oggi a 37 anni e mezzo continua a vincere e a sognare. Primo in classifica in Eccellenza con la Pro Sorgenti Livorno. «Sarebbe la quinta promozione dopo Lucchese, Tuttocuoio, Ponsacco e Cuoiopelli. - dice dalla sua casa di San Frediano a Settimo - Ricordo che arrivai a Lucca alla terza di campionato. Avevo fatto la Berretti con i rossoneri ed ero entusiasta di tornare in quella squadra. Sabato feci le rifiniture e mister Lazzini mi disse che per la trasferta di Montemurlo sarei rimasto in panchina. Ma le cose si misero male. Dopo 10’ stavamo sotto 2-0. Finisce il primo tempo e l’allenatore mi manda in campo. Procurai il rigore, feci un assist per Aliboni e segnai il terzo gol. Da allora le ho giocate tutte: 30 partite e 15 reti. Capii subito che ci saremmo divertiti: dominammo. Un rammarico? La mancata riconferma nella stagione successiva. Mi avevano detto che non c’erano problemi tanto che avevo rifiutato altri club. Invece il 15 luglio emerge un’altra verità. Presero Brega sostenendo che non potevamo coesistere. Ma anni dopo abbiamo giocato assieme nel Ponsacco e segnammo 99 gol in due stagioni. Morale? Finì al Tuttocuoio e segnai uno dei due gol della vittoria che sancì la promozione dei neroverdi al Leporaia. I tifosi però mi chiamarono sotto la curva per applaudirmi. Una bella soddisfazione per un pisano».
IL REGISTA-AVVOCATO
A 28 anni ha cambiato vita. Stop con il calcio e, dopo aver lavorato in un’azienda di trasporto, ha dato l’esame di abilitazione alla professione forense e ora lavora in uno studio legale di Marina di Massa. Nicola Redomi figlio d’arte (il padre Renzo giocò in B con Sampdoria e Ternana) fu un protagonista di quella promozione: «Mi cercò Bruno Russo che mi aveva avuto come calciatore a Castelnuovo in C2. Ero reduce da un grave infortunio a Carrara e dovevo rilanciarmi. Trovai un gruppo eccezionale guidato sul campo da una persona eccezionale come Tosto. Fu una stagione trionfale. Sapevamo di essere più forti degli altri, ma in allenamento e in campo non ci risparmiavamo mai. Che risate con quel matto di Buccellato che faceva scherzi da caserma ed era bravo a organizzare cene improvvisate. Valletta e Fedato erano le vittime designate. Dopo Lucca sono andato a Sestri Levante, Massa e due anni in Eccellenza con la Portuale. Ma quello non era calcio vero». —
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