Gioco
Reni: «L’erba è già molto alta sul campo del Porta Elisa»
Il terreno di gioco è stato irrigato una settimana fa e necessita di ulteriori cure dopo lo stato di abbandono in cui versava a causa della vecchia proprietà
LUCCA
Inutile girarci intorno. Da oltre un mese il calcio è giustamente lontano dai pensieri della gente e dei tifosi. Ma nel caso in cui i campionati, specie quelli dilettantistici, dovessero ripartire tra la metà di maggio e la metà di giugno al di là della forma fisica degli atleti, delle innumerevoli difficoltà delle società e dello stato in cui si verranno a trovare gli spogliatoi degli impianti, come si presenterà il terreno di gioco. Un manto erboso che, in numerosi impianti di serie D, non è il massimo dalla vita nemmeno in condizioni normali.
PARLA IL MITICO RENI
Renzo Reni, classe 1941, da oltre trent’anni è custode e giardiniere del Porta Elisa. Una persona che, anche in occasione dei tre fallimenti della Lucchese, è sempre rimasta al suo posto di combattimento per amore dei colori rossoneri e di quel manto erboso che ormai conosce come le sue tasche. Dall’inizio di marzo Reni, che a fine novembre 2018 fu colpito da infarto e che nell’estate 2019 mentre il club falliva per la terza volta in undici anni lui si faceva carico della situazione in cui versava il terreno di gioco, ha rispettato le misure di contenimento del contagio e, anche in considerazione della sua situazione di cardiopatico: «So che l’erba è alta e, in caso di ripresa a fine maggio o inizio giugno, serviranno altri mezzi meccanici diversi da quelli in dotazione per risistemare il terreno e consentire il regolare svolgimento della partita. Mi pare che circa una settimana fa è stato azionato l’impianto di irrigazione per bagnare il campo vista la temperatura di fine marzo ».
SPESE DI GESTIONE
Diciamoci la verità. Ad inizio 2019 e sino a pochi giorni prima dell’arrivo dei nuovi dirigenti nessuno aveva più messo un euro per sistemare il terreno di gioco (non c’erano soldi neanche per il gesso utilizzato per segnare il campo). Russo, Santoro, Vichi e Deoma - con il fondamentale aiuto di Renzo Reni - hanno fatto quanto era nelle loro possibilità per dare una minima decenza al manto erboso». Ma farlo tornare a nuova vita servono, a fine stagione, almeno 15mila euro: «Il terreno va bucato, seminato, concimato e sabbiato. - dice Reni - Un lavoro simile era stato fatto nell’estate del 2013 (ricordiamo l'addetto al prato verde dello stadio che in quei torridi giorni stava mettendo a dimora i nuovi ciuffi d'erba utilizzati per le operazioni di rizollatura), ma nell’ultima stagione tra i professionisti non è stato speso più un centesimo. Io, appena l’emergenza finirà, sono a disposizione e mi prenderò cura del prato. Il problema però resta».
A meno che, e se ne parla da anni, questa dirigenza non decida di sostituire l’erba naturale con l’erba sintetica. Un campo in erba sintetica è più adatto ad un uso intensivo ed è utilizzabile 7 giorni su 7, un manto erboso naturale può essere sfruttato in media 250-300 ore l’anno. —
LUCA TRONCHETTI
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