Il Tirreno

Lucca

Lucchese, promozione programmata con la forza e l’entusiasmo del gruppo

LUCA TRONCHETTI
Lucchese, promozione programmata con la forza e l’entusiasmo del gruppo

LA STAGIONE 2008-2009 - 1) COSA FANNO I PROTAGONISTI DELLA SERIE D DEI RECORD  

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LUCA TRONCHETTI / LUCCA

Estate 2008. Primo fallimento dell’era moderna e prima ripartenza dalla A dei dilettanti. La squadra, che si chiamava Sporting Lucchese, si forma in estate e grazie al lavoro del ds Paolo Giovannini e del tecnico Giancarlo Favarin i tifosi possono ammirare una compagine in grado di ammazzare il campionato. Rivedendoli oggi i numeri sono impressionanti: 83 punti frutto di 26 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte con 86 gol fatti e 26 subiti con 12 punti sulla seconda (che, dopo il crollo del Gavorrano, sarà il Sansepolcro) e 4 calciatori in doppia cifra (Scandurra, Pera, Galli e Belluomini). Sono passati quasi 11 anni dalla festa al Porta Elisa datata 4 aprile 2009 (4500 spettatori, gol di Pera e 1-0 all’inseguitrice Gavorrano) e ripercorriamo quella cavalcata con 4 dei protagonisti: Gabriele Scandurra, Alessio Mariotti, Alessandro Galli, Emanuele Venturelli.

IL BOMBER

Da 3 anni vive in Abruzzo, a Sulmona, con la moglie e la piccola Maria Francesca nata 18 mesi fa. Gabriele Scandurra ha aperto un centro benessere e a 38 anni a fine carriera («dopo Lucca ho giocato ad Avellino, Pistoia e nei dilettanti a Viareggio, Castelnuovo e Sulmona») ha iniziato ad allenare: «Nel 2017 ho guidato il Sulmona in Promozione, poi sono andato nel settore giovanile dell’Atletico 2000 Roma e infine l’anno scorso facevo il secondo a mister Mecomonaco nell’Olympia Agnonese in D». Se parli della Lucchese si emoziona: «Avevo fatto il settore giovanile con quella maglia e l’idea di tornare dopo tante esperienze (debutto in A con il Perugia al Delle Alpi contro la Juve) ce l’avevo in testa. Così quando arrivò la telefonata di Giovannini non esitai ad accettare: ero in macchina e tornavo da Como dove mi stavo allenando. Scesi di categoria e rinunciai ad un ingaggio migliore per mille motivi. Primo tra tutti un debito di riconoscenza verso Alessandro Bianchi (scomparve poco tempo dopo) che mi aveva portato da ragazzino nelle giovanili. Non me ne sono pentito. Segnai il primo gol della rinascita (su rigore a Monte San Savino), in D feci 24 gol, mio record in carriera, e con i rossoneri conquistai 2 promozioni. Credo che un posto nella storia del club spetti anche a me. Che gruppo che eravamo!! Mocarelli, per me è come un fratello, Galli, Mariotti, Chadi. E i giovani. Meola mi ha stupito: non pensavo rimanesse così a lungo nei professionisti mentre per Inglese e Di Paola mi sarei aspettato una carriera migliore». Per Scandurra, atleta di Dio, in questi tempi bisogna aggrapparsi alla fede: «Sono cattolico e in questo momento la preghiera, unita al rispetto delle regole, è il rimedio per salvare l’umanità. Spero, come dice Papa Francesco, che alla fine di questa pandemia l’uomo diventi migliore e si modifichino gli stili di vita».

IL FANTASISTA

Ha detto basta con il calcio praticato. «Dopo il crac della Lucchese e l’arresto del patron del Forcoli, ho fatto un anno in Promozione alla Cuoiopelli e a 40 anni ho detto stop. Il pallone lo guardo in tv o a San Siro quando vado a vedere l’ Inter: una malattia che ho attaccato anche a mio figlio Gregorio nato proprio quando giocavo a Lucca». Alessandro Galli oggi è un imprenditore a tempo pieno. Amministratore unico della camiceria Poggianti a Peccioli: «Era il cognome di mia mamma e la ditta venne fondata nel 1958. Se devo andare a Dusseldorf o a Milano per le fiere e per lavoro non posso impegnarmi con squadre o scuole calcio. Così ci ho dato un taglio» . Lui il Covid lo ha toccato con mano: «Come azienda ci rendiamo utili producendo mascherine che doniamo agli enti pubblici. So che significa perdere una persona cara. Mio zio di 77 anni che viveva a Piacenza soffriva soltanto di diabete. Dall’oggi al domani è stato colpito dal virus ed è morto. Mio padre non è potuto neanche andare al funerale e i familiari hanno ricevuto qualche giorno dopo l’urna con le sue ceneri». I ricordi belli sono legati al Porta Elisa: «Mi chiamò Paolo Giovannini di cui mi fidavo. Ero in C1 con il Pergocrema, ma non feci problemi a scendere di due categorie. All’inizio al Country non c’era neanche il pallone. Ma l’entusiasmo e la qualità dei compagni mi fece capire, sin dai primi allenamenti, che quel campionato l’avremmo vinto noi ».

LO STACANOVISTA

Alessio Mariotti, il pendolino rossonero, a 36 anni si diverte come difensore centrale nel Poggibonsi (Eccellenza). Dopo aver militato a Carrara, Catanzaro, Aprilia, Correggio e Savona, ora studia da allenatore: «Il calcio è fermo e sono contrario ad una ripresa sino a quando il virus non sarà debellato. Sto in casa con la mia compagna e due conigli. Amo il bricolage e la cura del giardino in attesa, spero questa estate, di ristrutturare l’abitazione a Pieve a Nievole». É dolce il ricordo di quella stagione: «Fui il primo acquisto dello Sporting Lucchese. Appena svincolato dalla Massese, Giovannini che mi conosceva mi chiamò e tempo due giorni avevo firmato ed ero al Country ad allenarmi. Si creò un ambiente speciale. Eravamo un gruppo affiatato, altrimenti non si vincono due campionati di fila».

IL VETERANO

Emanuele Venturelli chiuse a 38 anni la sua carriera nella Lucchese: «Ho provato a fare l’allenatore - racconta - ma stare dietro a tante teste è difficile. Così ho detto basta e oggi lavoro in una ditta di impianti elettrici. Ma la passione è rimasta intatta. Gioco per divertimento negli Amatori Prima Serie a Pian di Coreglia. Lì ho riscoperto la gioia di divertirmi dietro ad un pallone». Quella promozione vissuta da protagonista non la dimentica: «Ero con i disoccupati a Coverciano dopo l’esperienza con la Pistoiese. Mi telefonò Favarin e mi parlò del progetto della Lucchese. Mi aveva cercato anche la Sangiovannese dell’amico Tazzioli, ma il desiderio di indossare la maglia rossonera era troppo forte. Appena Giovannini mi chiamò piombai in ritiro anche senza accordo economico. Vista la rosa ero certo che avremmo trionfato». —



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