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Lucca

Il pallone a riposo forzato 

Mister Lavezzini, quando il calcio va in secondo piano

Michele Citarella
Mister Lavezzini, quando il calcio va in secondo piano

«Spero di tornare in campo, ma con la consapevolezza che ci saranno crisi economiche nazionali e famiglie con lutti»

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LUCCA

Contattiamo Rino Lavezzini a telefono per conoscere un suo pensiero sul campionato fermo, sulla condizione mentale e fisica dei suoi calciatori e sul desiderio di ricominciare la stagione che è stata bloccata dopo l’esaltante successo casalingo contro il Chieri che ha portato momentaneamente la squadra a un solo punto dalla salvezza diretta, obiettivo impensabile dopo l’ultima posizione di gennaio. Ma il tecnico del GhiviBorgo fatica a parlare di calcio e segue con attenzione le vicende legate al coronavirus, dal chiuso della propria abitazione di Marina di Carrara: «Confesso che questa vicenda mi sta facendo molto riflettere. Sono originario di Salsomaggiore e ho frequentato per molto tempo la zona dell’Emilia di Fidenza e in generale del parmense. Siamo vicini alla zona rossa e purtroppo in questo periodo mi arrivano notizie tristi. Ho perso amici e vecchi compagni di squadra, qualcuno non se la passa bene. Non siamo niente al mondo, è bastato un virus invisibile e la nostra vita è cambiata. Vivevo con l’assillo della classifica e della salvezza, ora tutto è in secondo piano».

Lavezzini ha invitato i suoi a non correre rischi?

«Chi non ha necessità, bene che si isoli in casa propria. Penseremo poi al campionato. Sono preoccupato per mia moglie, che lavora in un supermercato ed è per forza di cosa a contatto con diversa gente. C’è massima scrupolosità, ma certe domande balzano comunque alla mente».

Mister, sente spesso i suoi calciatori?

«Mercoledì siamo stati tutti in contatto tramite social. Ognuno si è allenato a casa propria ma in contemporanea e attraverso tablet e pc ci vedevamo e provavamo a scherzare. Sembrare di rivivere battute e discorsi simili a quelli che facciamo in campo. Sia chiaro, ci manca il contatto umano diretto e lo spogliatoio».

Avete interrotto la stagione al top della forma. Un dispiacere in più?

«Il dispiacere è la situazione nazionale. Il calcio ripeto, passerà in secondo piano. Spero di tornare a giocare, ma con la consapevolezza che ci saranno crisi economiche nazionali, famiglie con lutti e tanto tempo da recuperare. Studieremo come tornare al top della condizione: l’avere ragazzi brevilinei mi rinfranca, perché entreranno in forma subito».

Ha introdotto l’argomento della crisi economica. Il calcio non verrà certamente risparmiato.

«Soprattutto la nostra serie D. Non credo che le imprese proseguano con le sponsorizzazioni mentre hanno rallentato la produzione e messo in cassa integrazione i loro dipendenti. Forse è l’occasione per pensare al calcio dilettantistico, alla possibilità di curare maggiormente i vivai o comunque di cercare più giocatori sul territorio con rimborsi più bassi. Questo coronavirus ci sta scuotendo le coscienze. Speriamo in un ritorno a certi valori, anche nel pallone». —



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