Il Tirreno

Lucca

LA LUCCHESE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS 

Saranno sanificati spogliatoi, uffici, bagni allo stadio Porta Elisa

Nicola Nucci
Saranno sanificati spogliatoi, uffici, bagni allo stadio Porta Elisa

Stessa operazione all’Acquedotto e negli appartamenti dei calciatori che sono già stati controllati dal medico

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LUCCA. La salute prima di tutto. E la Lucchese - in ottemperanza alle disposizioni emanate dal Governo, dalla Regione, dalla Provincia, dall’amministrazione comunale e dagli organi sportivi - si è portata avanti con il lavoro impegnandosi nella lotta contro il Coronavirus. «Di fronte a questa emergenza nazionale - dice il direttore generale Mario Santoro - tutta la Lucchese non può che essere in prima fila condividendo in toto quanto sostenuto dal organismo mondiale della Sanità».

Da ieri il responsabile sanitario, Adolfo Tambellini, in ottemperanza alle disposizioni dell'amministrazione comunale relative alle misure per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus Covid-19, ha sottoposto tutti i tesserati - giocatori, tecnici, dirigenti e collaboratori - ad approfonditi e meticolosi controlli medici e tra questi la misurazione della febbre . I controlli, che hanno dato esito negativo, verranno ripetuti nei prossimi giorni visto che alla squadra è stato concesso qualche giorno di stop e i calciatori torneranno ad allenarsi martedì 10. Nel frattempo con Ligorio ormai abile ed arruolato sul fronte dell’infermeria vanno decisamente meglio le condizioni fisiche degli infortunati Vignali e Nannelli.

SANIFICAZIONE STADIO

Non solo i giocatori, ma anche l’ambiente in cui lavorano. « La società - prosegue SaSantoro - ha disposto la sanificazione di tutti gli ambienti sportivi: gli spogliatoi dello stadio Porta Elisa e del campo dell'Acquedotto, gli uffici, i magazzini, i bagni, gli appartamenti dove alloggiano i giocatori. Infine l’attività della squadra Juniores guidata da Vito Graziani stata sospesa fino al 15 marzo».

EPIDEMIA INFLUENZALE

Il Coronavirus fa tornare alla mente, fatte le debite proporzioni, un’altra influenza, quella del ceppo A del 2009, che decimò la compagine con sette giocatori contagiati con sintomi di febbre alta e spossatezza. Un virus che non era niente più di una normale influenza, ma causò non pochi problemi di formazione al tecnico rossonero Giancarlo Favarin costretto dieci anni orsono a rivoluzionare la squadra. —

Nicola Nucci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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