Lutto
De Paola, grinta e orgoglio: «Non ci pagano da tre mesi, ma giochiamo per la maglia»
Gli «striscioni» liguri da 5 partite non perdono un colpo nonostante la drammatica situazione del club Oggi in panchina un sedicenne che potrebbe pure debuttare
«Siamo in braccio alla Madonna». Luciano De Paola, 58 anni, ex mediano nell’accezione del termine cara ad un altro Luciano cantautore rocker del panorama musicale italiano (Ligabue), rimasto famoso nell’immaginario collettivo per essersi presentato a Roma - sponda Lazio - sostenendo in un’intervista di essere un «calciatore comunista» (alla fine per lui solo 6 presenze, fischi e contestazioni che lo portarono ad una cessione a novembre all’Atalanta) dal 15 ottobre allenatore del Savona usa questa metafora per descrivere la situazione di caos che vivono gli «striscioni» liguri. «Non ci pagano da ottobre. A malapena ci danno vitto e alloggio con i soldi in contanti per gli autisti che ci devono portare in trasferta. E questa situazione andrà avanti sino a maggio. Ai ragazzi, quelli che sono rimasti, ho detto chiaro e tondo che devono giocare per loro e per la maglia che indossano. Facendo buone prestazioni si guadagneranno la stima dell’ambiente e l’anno prossimo troveranno buoni ingaggi. Sta funzionando: la squadra formata da 6 over e tutti under nelle ultime partite ha ottenuto 3 vittorie e 2 pari e a quota 33 punti ci stiamo avvicinando ad ampie falcate alla zona salvezza che è l’obiettivo che ci siamo prefissati».
A sentirlo parlare ci sembra di rivivere la situazione degli ultimi sei mesi dell’As Lucchese Libertas 1905 nella scorsa stagione in serie C. E anche lì il gruppo si compattò e avvenne, sul campo, una salvezza miracolosa ai fini statistici quanto inutile all’atto pratico. Una cosa è certa: i tifosi non hanno abbandonato il Savona: «Mi aspetto 5-600 sostenitori sugli spalti che sommati ai 2-300 che provengono da Lucca faranno del Bacigalupo una bolgia. Ripeto: noi non abbiamo nulla da perdere e venderemo cara la pelle come abbiamo fatto da quando sono seduto in panchina. Giocare con i giovani non mi spaventa: sono stato per 7 anni nel settore giovanile del Brescia (2000-07) e ho lanciato in prima squadra tanti ragazzi. Oggi, vista la defezione di Lazzeretti che si è infortunato in allenamento, porterò in panchina un under 16. E, a seconda del risultato, lo farò pure debuttare. Nella mia squadra ad eccezione di Venneri, Ghinassi e Disabato sono tutti under 22 ».
Della Lucchese ha visto i filmati delle ultime partite, conosce il valore dei calciatori e soprattutto dell’allenatore: «Con Monaco ricordo le tante battaglie in serie B. Una guerra senza esclusione di colpi in mezzo al campo, ma alla fine ci si stringeva sempre la mano con grande correttezza come usava in quei tempi dove c’erano mediani alla Oriali che non mollavano di un centimetro. Non come certi fighettoni che oggi vediamo sui campi di calcio. Con Francesco c’è stima. Nel gennaio 2016 in serie D l’ho sostituito sulla panchina del Piacenza e ci siamo ritrovati da avversari come allenatori sia nel settore giovanile che nella A dei dilettanti. Qualche volta ho vinto io, qualche volta lui. Ma a fine partita ci siamo sempre salutati con una calorosa stretta di mano come fanno gli uomini di sport. Dico la verità, sono curioso di vedere in campo questa Lucchese di cui tutti parlano bene. Per il momento l’unica squadra che mi ha impressionato dal punto di vista del gioco è il Prato. Perdemmo 2-1 a Montemurlo nel finale, ma rimasi sorpreso della forza dei singoli. Spero di poter dire la stessa cosa dei rossoneri». —
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