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Il «pompiere» è tornato «Giocando su ritmi alti possiamo dare fastidio»

Luca Tronchetti
Il «pompiere» è tornato «Giocando su ritmi alti possiamo dare fastidio»

Rino Lavezzini, 67 anni, dopo aver salvato l’anno scorso l’Albissola punta a bissare l’impresa con i colchoneros della Media Valle  

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L’Intervista

Il pompiere è tornato in panchina. Dopo Morgia è il tecnico più esperto del girone A. Rino Lavezzini nonostante i 67 anni suonati non riesce a stare senza calcio. Anzi, si è messo in testa un duplice obiettivo: salvare il GhiviBorgo e ottenere la conferma per sviluppare un progetto che riguarda 250 giovani della Valle riuniti sotto un’unica bandiera. Ex centravanti degli anni Settanta giocando nei dilettanti di Fidenza, Salsomaggiore e Fiorenzuola, talent scout capace di portare alla Fiorentina un certo Nicola Berti, Lavezzini a 27 anni è diventato allenatore passando attraverso una lunga gavetta e continuando sino a raggiungere la pensione baby (18 anni, 6 mesi e un giorno) a svolgere il suo lavoro di vigile dei fuoco: dai dilettanti della Bassa Padania passando in C, con una stagione in B a Genoa, tanto settore giovanile, serie D e due esperienze all’estero (Lituania e Romania). Un globe-trotter del pallone, lui che da giovane, è passato dal basket al calcio. A maggio aveva in tasca la riconferma con l’Albissola, che lui aveva contribuito a salvare dall’immediato ritorno in D. Poi la mancata iscrizione del club ligure e l’inattività.

Mister Lavezzini, come arriva al GhiviBorgo?

«Il presidente dell’Albissola mi aveva confermato. Poi per problemi legati allo stadio e all’impossibilità di trovare un altro impianto il club non si è iscritto alla C e si è fuso con l’Albenga in Eccellenza. Dico la verità: avevo una mezza parola con l’Arzachena dove c’è come ds Fabrizio De Poli, uno dei più grandi amici che ho nel calcio, che a Lucca conoscete benissimo e che mi avrebbe voluto portare ai tempi di Hadj nel settore giovanile. Poi però le cose sono andate diversamente e tre settimane fa mi ha telefonato il ds dei biancorossi, Luca Pacitto, che conoscevo come persona corretta quando ero nel settore giovanile a Vicenza. Mi ha spiegato la situazione e non ho fatto fatica ad accettare. Dico la verità: i primi giorni ho trovato un ambiente depresso e una squadra demoralizzata. Si vede però che la società è sana e per me ci sono tutte le premesse per giocarsi la salvezza ai playout e dare un futuro al club che dispone di 250 ragazzi in un territorio dove sono usciti per arrivare in A elementi come Di Lorenzo e Mattiello».

Le prime due partite - scontri diretti con Vado e Bra - sono andate male...

«Nell’ultima sfida la squadra si è espressa bene. Siamo stati sconfitti per colpa di episodi, ma la partita l’abbiamo fatta noi. Avevamo qualche problema d’esperienza, ma con l’ingaggio del portiere over (Pagnini, ex Lucchese) ho la convinzione di poter tornare a far punti (il GhiviBorgo non vince dal 6 ottobre)».

Oggi l’impegno è di quelli proibitivi: al Porta Elisa contro una Lucchese affamata di punti..

«Non abbiamo nulla da perdere: una vittoria o una sconfitta non ci salva e non ci fa retrocedere. La Lucchese è una buonissima squadra supportata da un tifo incessante. Noi dobbiamo mantenere per tutta la partita i ritmi alti. Hanno giocatori importanti, ma senza un gran passo. Se permettiamo loro di giocare ne usciamo con le ossa rotta. Bisogna aggredirli nella loro metacampo. Chi mi fa paura? Temo le giocate di Vignali, uno capace di cambiare passo ed imprimere accelerazioni improvvise».

Il GhiviBorgo con lei ha cambiato modulo.

«Sono passato al 4-3-1-2 con il trequartista e due mezze punte rapide che attaccano la profondità visto che non c’è più il panzer Lucatti. Il mio cruccio? Ci manca un leader. Tutti insieme dobbiamo uscire da questa situazione. Un punto al Porta Elisa sarebbe la molla per ritrovare un po’ di serenità». —

Luca Tronchetti

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