Gioco
Tarabotto pensa in grande: «Attraverso il nostro gioco possiamo vincere con tutti»
L’ex ala destra che a 18 anni fu costretto a smettere per un grave incidente d’auto non vede la sua squadra come un agnello sacrificale
Quattordici punti in 16 gare con 8 sconfitte e il penultimo posto in classifica a quota 14. E soprattutto soltanto due pari (0-0 con il Ligorna e 2-2 a Bra) racimolati nelle partite esterne. Luca Tarabotto, 49 anni, da 7 stagioni a Vado (3 come allenatore Juniores e 4 come tecnico della prima squadra) e figlio di Franco, il del presidente dello storico club savonese, non si aspettava un impatto in campionato così difficile. I rossoblù sono tornati in D la scorsa stagione dopo aver vinto l’Eccellenza Ligure proprio sotto la guida di Tarabotto: «È chiaro che qualcosa ho sbagliato anch’io. Vede, la mia filosofia calcistica mal di sposa con un gioco sparagnino votato al concetto di catenaccio e ripartenza. Le mie squadre devono giocare palla al piede iniziando dalla difesa. Credevo che in D il livello fosse più alto rispetto all’Eccellenza. Così non è stato e quindi abbiamo dovuto fare modifiche in corso d’opera: di moduli (dal 4-2-3-1 al 4-4-2 o al massimo 4-3-1-2) e di uomini (nel mercato di riparazione sono arrivati 6 nuovi calciatori per puntellare un po’ tutti i reparti). Stiamo prendendo confidenza con la categoria e sono convinto che nel girone di ritorno riusciremo a tirarci fuori dai bassifondi».
La sua storia è come una favola a lieto fine. Ala destra di quelle che spaccano le difese, nel 1987 Tarabotto sbarca nel settore giovanile del Livorno che all’epoca milita in C1. Gioca nella Juniores e dovrebbe finire in prestito al Savona. Lui, genovese e tifoso rossoblù, è pronto a giocare con continuità. Ma il destino è in agguato: alla guida della sua auto si pianta sotto la motrice di un camion. Novanta giorni in un letto d’ospedale. Salvo per miracolo, ma costretto a dare l’addio al pallone. Per un po’ di tempo si allontana dal calcio. l Poi inizia a dare una mano a tecnici di formazioni dilettanti dell’hinterland genovese e contestualmente aiuta il padre imprenditore nel settore portuale. Nel 2000 ecco la sua avventura in panchina con il Lagaccio (Promozione Ligure). Poi un anno e mezzo a Bogliasco come collaboratore tecnico, 5 mesi con l’Arenzano in Promozione e infine da 7 stagioni nel glorioso Vado con il padre Franco alla presidenza. Qualche maligno potrebbe affermare che, nonostante la classifica poco incoraggiante, il suo posto è ben saldo grazie ai buoni uffici del babbo-patron. Lui fa spallucce e replica: «Questa proprietà a Vado ha investito 400mila euro per realizzare due campi in sintetico per il settore giovanile e la prima squadra. Siamo una squadra che gioca bene e può tener testa anche a formazioni d’alta classifica purché i ragazzi siano sempre concentrati e non commettano errori. La Lucchese? Certo che l’ho vista. Il Porta Elisa è uno stadio vero e bisogna saper stare in campo per giocare in quella sorta di piazza d’Armi. Dal punto di vista fisico-atletico loro hanno giocatori di categoria superiore. Ma in casa non hanno quasi mai dominato. Vedrete, la mia squadra non sarà l’agnello sacrificale. Veniamo a Lucca per giocare la nostra gara e magari vincere la prima partita esterna della stagione. Purtroppo il maltempo ci ha impedito di allenarci venerdì, ma ho l’intera rosa a disposizione e forse recupero anche il nostro portiere. Quali sono le squadre che mi sono piaciute di più in D? Dico Sanremese e Caronnese. Anche se entrambe non mi hanno entusiasmato». —
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