Gabbriellini, il fisioterapista
L’ex attaccante da qualche anno ha lasciato al fratello l’attività di costruzione e vendita piscine e si è trasferito a Bologna dove fa il masseur all’Atletico Castenaso
LUCCA. Luca Gabbriellini, 59 anni, tra i goleador della stagione 1985-86 con 11 reti nelle 34 gare disputate è tornato alla sua vecchia passione: il calcio. Prima installava piscine in mezza Toscana (anche il patron del Livorno, Aldo Spinelli è tra i clienti dell’ex fenicottero rossonero ), ma da qualche anno ha lasciato al fratello la gestione aziendale: «Approfittando dei pochi esami di medicina dati all’università adesso faccio il fisioterapista e massaggiatore all’Atletico Castenaso primo in classifica in Promozione. Il calcio mi mancava troppo e a stare in mezzo ai giovani non s’invecchia mai». Sono arrivati insieme dall’Emilia due indimenticabili rossoneri del 1984: William Barducci e Gianclaudio Soldati. Barducci, classe 1956, è in pensione: «Dopo aver appeso le scarpette al chiodo ho fatto di tutto: dall’allenatore all’operaio in fabbrica. L’ultima volta che sono stato a Lucca risale al giugno 2008. Ero il secondo del povero Corrado Benedetti (ex allenatore e calciatore di A e B specie con Cesena e Bologna) che guidava la Pistoiese in lotta per la salvezza. Vincemmo 1-0: gli orange si salvarono, la Lucchese fallì per la prima volta nella sua storia». Soldati, 59 anni, con la maglia numero 10 sulla schiena, fa il grafico e il pubblicitario in provincia di Bologna: «Da Lucca nessuno vorrebbe mai andar via. La città è fantastica, il tifo è caldo. Dopo aver indossato la casacca rossonera sono stato a Trento, Venezia, Chiavari e Civitavecchia, ma non mi sono più divertito come in quelle magiche stagioni. Feste come queste dovremmo farle più spesso». Fabrizio Biferari, classe 1962, vicedirettore di un supermercato Conad a Civitavecchia e sino a qualche anno fa ha collaborato con il Milan per i campi estivi: «Ho girato tutto il mondo specie in Sudamerica (Ecuador, Bolivia) selezionando giovani talenti che poi venivano al Vismara a fare delle partitelle. Certo è che le emozioni che ho vissuto in questa città non le dimentico sino all’ultimo giorno della mia vita. Eravamo un gruppo unito, ci volevamo bene e Il Guercio era la nostra casa, il nostro rifugio sicuro». Alberto Dal Molin, 61 anni, il portierone che imitava il mister e i dirigenti alla perfezione e che è rimasto alla Lucchese per 5 stagioni, dopo aver smesso con il calcio era stato assunto nei ghisa a Milano: «Sono andato in pensione da qualche anno, ma non vado più neanche allo stadio. Il pallone di oggi non mi diverte più. Per fortuna c’è la Lucchese del nostro amico Monaco. Facciamo il tifo per lui e per la squadra. Con Folli abbiamo deciso che il primo dicembre andremo a Caronno Pertusella a vedere i rossoneri sperando di portare fortuna». Annuisce Beppe Folli indimenticato bomber rossonero del 1985 oggi dipendente in pensione di Banca Intesa e sino a qualche anno fa responsabile della scuola calcio Chievo per la Lombardia: «La Lucchese deve tornare in fretta nelle categorie che le competono. La D non c’entra nulla con città e squadra». —
L.T.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google