Da giocatrice capitano a team manager ma la Palla non lascia il campo della Pantera
La ventinovenne Arianna ha abbandonato le gare Adesso guarda il “suo” sport da un’altra angolazione
Arianna Palla, classe 1990, cresciuta nelle giovanili della Jenco con Bruna Piacentini come allenatrice, è una di quelle giocatrici all’antica: mai saltare gli allenamenti e in partita si dà anche l’anima. Potrebbe sembrare un “cavallo pazzo”, ma Arianna è precisamente una di quelle giocatrici che tutte vorrebbero avere in squadra, mai contro. Veloce in difesa, precisa in ricezione, inarrestabile in attacco, ecco le sue principali caratteristiche fin da ragazzina.
Dopo le giovanili e un breve stop dovuto a una convalescenza post operatoria, riprende a giocare nel Discobolo, per poi passare nel Lucca Volley prima e nella Pantera dopo. Nel suo curriculum pallavolistico non mancano ovviamente le esperienze da allenatrice: con i piccoli del super e minivolley e con le ragazze dell’under 18. Dopo anni e anni sotto rete, a soli 29 anni, Arianna decide di mettere da parte le ginocchiere e guardare la pallavolo da un’altra angolazione. Da capitano della Pantera ne diventa la team manager.
«L’idea di buttarmi in questa nuova esperienza mi rimbombava in testa da tempo. Questo è stato l’anno giusto per cambiare prospettiva, hanno influito sicuramente un spalla un po' rattoppata e un ginocchio da operare, ma soprattutto un progetto interessante da parte della Pantera. Mi sono chiesta moltissime volte come sarebbe stato vivere la pallavolo fuori dal campo e all’inizio non è stato semplice abbandonare la mentalità da giocatrice, ma mi sto abituando e mi piace molto quello che sto facendo. È simile a stare in quel rettangolo di parquet: stessa adrenalina, stessa voglia di fare bene, ma una fatica psicologica che raddoppia essendo costretta a stare seduta in panchina per tutta la partita».
Come vedi il tuo futuro nella pallavolo?
«Onestamente è una domanda che non mi pongo, la stagione è iniziata adesso e mi concentro sul presente. Ogni anno è un capitolo a sé, con un percorso imprevedibile. Con certezza posso dire che per questa stagione cercherò di dare il massimo in questo ruolo, cercando di portare avanti il progetto della società che mi ha dato fiducia».
Hai mai pensato di tornare a giocare?
«Mai dire mai» (dice ridendo, ndr).
Quali sono le stagioni migliori della tua carriera?
«Due in particolare. La prima nel Lucca Volley: abbiamo fatto promozione dalla D alla C con 26 vittorie su 26 partite, lasciando solo un punto per strada. Un gruppo super affiatato e numeri che difficilmente si vedono in un campionato».
La seconda?
«L’anno della promozione in C alla Pantera. Un’annata incredibile. Emozioni che rimangono impresse nella testa e nel cuore. Ancora ricordo la finale playoff in cui, sotto di due set, abbiamo vinto 3 a 2. Quella è la pallavolo che amo, quella fatta di grinta, sudore, amicizia, sacrificio».
Dove può arrivare la Pantera?
«Il gruppo è compatto, c’è una buona sinergia di squadra, senza la quale, a mio parere, è difficile fare bene. Ci possiamo levare della soddisfazioni, certo senza dimenticare che nel nostro girone ci sono un sacco di squadre molto valide che ci daranno del filo da torcere. L’importante è dare sempre il massimo poi i risultati, sono sicura, verranno». —
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