Il Tirreno

Lucca

LA PAROLA AL DOPPIO EX 

Melani: «A questa squadra manca la punta che la butta dentro»

Luca Tronchetti
Melani: «A questa squadra manca la punta che la butta dentro»

La volpe di Fucecchio ha guidato i rossoneri dal 1985 al 1988 vincendo il campionato di C2 e per tre anni ha guidato il vivaio del Prato facendo il vice a Bearzot

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LUCCA. È il quinto allenatore di ogni epoca della storia della Lucchese con 102 presenze. Meglio di lui sono Orrico, Erbstein, Favarin (suo allievo prediletto) e Zavatti. Ma è anche un ex tecnico del Prato dove ha ricoperto per tre anni (dal 1966 al 1969) il ruolo di allenatore del settore giovanile guidando per un paio di settimane la prima squadra biancazzurra nel 1969 prima di diventare il vice di Enzo Bearzot che ricoprì in quella lontana stagione di serie C il ruolo di allenatore dei lanieri. Renzo Melani, 78 anni, la volpe di Fucecchio, dopo aver iniziato a 22 la carriera di allenatore (un vero record) dopo i trascorsi da calciatore nei dilettanti di Fucecchio, Cuoiopelli e San Miniato, è stato negli anni Ottanta un tecnico vincente in C2: Rondinella, Livorno, Lucchese e Alessandria le città dei suoi trionfi. Sino all’anno scorso faceva l’osservatore (anche per la nazionale), ma da giugno è in pensione e la domenica frequenta i campi di calcio della Toscana. Lucca e la Lucchese gli sono rimasti nel cuore e quest’anno ha visto due partite: a Camaiore contro il Real Forte Querceta e al Porta Elisa con il Fossano. «Ho notato un notevole progresso. La partita in Versilia mi aveva preoccupato e non poco. La squadra mi era sembrato sconclusionata. Poco gioco, poche idee. Domenica invece ho visto una Lucchese capace di dominare in lungo e in largo l’avversario senza lasciare un tiro in porta all’avversario. Sono contento per Monaco, che è stato un mio giocatore. Ho visto una squadra bene preparata: una difesa compatta, un centrocampo aggressivo e uno sfruttamento delle corsie laterali dove il biondino, Nannelli, mi ha fatto un’ottima impressione. È un giovane di belle speranze: salta l’uomo e ha un’ottima corsa». Un difetto la Lucchese ce l’ha: «Serve qualcuno che la butta dentro. Perché la squadra ha fatto tanto gioco, ma alla fine ha vinto su calci da fermo. Non sarebbe male avere un finalizzatore, un attaccante più incisivo capace di sfruttare meglio i cross e le giocate di Cruciani e Vignali. Il Prato? Non l’ho ancora visto, ma il livello non mi pare eccelso e questa Lucchese mi sembra quadrata e in grado di fare punti anche in trasferta. Sarà sicuramente tra le protagoniste. Certo, la regola dei 4 under penalizza il gioco e rispetto ai miei tempi non ci sono più calciatori come Salvi e Donatelli».

Amarezza nelle parole di «Renzino» di fronte ad uno stadio semideserto: «Ai miei tempi contro l’Alessandria c’erano quasi 10mila persone. Oggi il calcio è cambiato: difficile portare allo stadio la gente che trova più comodo guardare le partite in tv. Dispiace, anche per quei ragazzi che hanno incitato per tutti i 90 minuti, vedere il Porta Elisa vuoto. Io ho avuto la fortuna di vivere nell’era Maestrelli-Grassi. Per far tornare genteallo stadio ci vorrebbe un progetto duraturo con imprenditori seri e solida. Non è semplice, ma la piazza di Lucca merita più della serie D». —

Luca Tronchetti

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