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«Sono partiti in ritardo, ma possono diventare la squadra da battere»

Luca Tronchetti
«Sono partiti in ritardo, ma possono diventare la squadra da battere»

Gianni Califano, da sei stagioni direttore sportivo dei biancazzurri stima mister Francesco Monaco e teme la forza d’urto dei rossoneri  

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PRATO. Da calciatore in biancazzurro disputò 96 partite realizzando 30 reti tra il 1992 e il 1996. «Il mio cruccio? Non aver vinto un campionato. Il primo anno in C2 (1992-93) disputai 6 partite per poi essere girato in prestito al Casale. Il Prato quell’anno conquistò la promozione in C1 e non potei partecipare alla festa anche se l’anno successivo e per 5 anni di fila giocai con i lanieri. Ho un debito di riconoscenza con la famiglia Toccafondi e per me sarebbe una grande gioia contribuire a riportare i biancazzurri nel professionismo».

Domenica a Sesto Fiorentino il Prato affronta la Lucchese nel derby più sentito della stagione.

«Affrontiamo una squadra forte. Sono partiti in ritardo per le vicende societarie, ma dispongono di una rosa completa in tutti i reparti. Ci sono almeno due giocatori che avrei voluto nel mio Prato: il centrale Benassi e il giovane esterno Nannelli. Li avevo contattati a luglio, ma entrambi aspettavano la chiamata di una squadra di C. Ad agosto è arrivata la Lucchese e li ha tesserati in D. E c’è un altro giocatore che temo particolarmente: Andrea Vignali. Le sue giocate possono risultare decisive».

Dietro la scrivania della Lucchese siede un nuovo diesse: Daniele Deoma. Un avversario ostico per Califano.

«Ricordo le sfide in campo e una sconfitta in campionato (1-0 il 31 gennaio 1999 al Del Duca) quando io giocavo da punta a Savoia e lui era uno dei centrali difensivi dell’Ascoli. Un giocatore di temperamento, un difensore arcigno che non ti mollava di un millimetro. Con lui ti trovavi sempre a mal partito. Devo fargli i complimenti perché anche negli scomodi panni di direttore sportivo è riuscito ad allestire una rosa importante. Hanno 12-13 over di valore e i 5 punti che ci separano sono dovuti esclusivamente al ritardo di preparazione. Riteniamo i rossoneri tra le favorite del torneo al pari di Casale, Chieri, Caronnese e Sanremese. E in questo ristretto numero di squadre c’è anche il Prato».

Sulla panchina rossonera ritroverà Francesco Monaco, ex tecnico dei lanieri.

«Un grande amico, una persona perbene, un tecnico che stimo e che tre anni fa contribuì in maniera decisiva alla salvezza del Prato in Lega Pro riuscendo a vincere i playout dopo che alla fine del girone d’andata ci davano tutti per spacciati. Lui abita ad Ascoli e io a Giulianova e d’estate ci vediamo spesso. Lui è un valore aggiunto per ogni squadra e mi fa piacere che abbia coronato il sogno di allenare la Lucchese».

Al Prato resta indigesto il Piemonte: tre partite (Fossano, Bra e Borgosesia) e altrettante sconfitte esterne.

«Sono maturati in momenti differenti. A Fossano, era la prima giornata, abbiamo peccato di presunzione. Sul 2-2 ci siamo proiettati in avanti per vincere e abbiamo preso un gol in contropiede. A Bra dopo una serie di palle gol abbiamo subito l’1-0 da una ripartenza con rigore ed espulsione di capitan Tomi. A Borgosesia, che reputo una delle squadre più interessanti del campionato, ci hanno annullato un gol su punizione nel momento in cui stavamo dominando. Non faccio mai polemiche con gli arbitri, ma oggettivamente abbiamo subito molti gol su rigore».

Soddisfatto della sua squadra?

«Per un ds l’obiettivo è quello di arrivare in fondo alla stagione con la stessa rosa d’inizio campionato. Vorrebbe dire non aver sbagliato nulla. Sono contento della compattezza e dell’unità del gruppo che si allena con intensità e impegno. Se devo trovare un difetto, specie per gli under, dico la cattiveria agonistica. Hanno qualità fisico-atletiche, ma per diventare calciatore professionista è importante l’aspetto caratteriale». —

Luca Tronchetti

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