La manifestazione
Merlano, il laureato che gioca e lavora
Promessa del vivaio della Juventus finì nel crac del Treviso «Il calcio non ti da certezze, ai giovani serve un piano B»
LUCCA. A 19 anni sognava di debuttare in serie A con la maglia della sua Juventus. Oggi gioca a Fossano, vicino casa, e lavora nell’azienda paterna nell’alessandrino che si occupa di trasformazione e allestimento di container marittimi. Giorgio Merlano, 31 anni, tra i pochi portieri over del girone A, nel 2007 non ha la «testa giusta» per il professionismo. E quel treno che ti cambia la vita non è mai passato. «Ho girato in prestito dal Sud (Melfi) al Nord (San Biagio Canavese) al centro (Viareggio) e quando potevo aspirare a qualcosa di più della C, ecco che tra Como e Treviso scelgo la città veneta, che qualche anno prima era in A. Morale? I lombardi si salvano e i biancocelesti della Marca fanno il botto. Da lì è iniziata la mia discesa agli inferi. Tanta D e la decisione di giocare pensando però al futuro. Mi sono preso una laurea all’università di Padova in relazione internazionale dei diritti umani una facoltà di scienze politiche e negli ultimi 3 anni gioco vicino casa, a Fossano, aiutando mio padre nel tempo libero. Un suggerimento che voglio dare a tutti i giovani che escono dai vivai, anche da quelli importanti. Con me c’erano De Ceglie, Criscito, Giovinco, Immobile, ma anche ragazzi che non sono riusciti a sfondare e a 25-26 anni si sono ritrovati nei dilettanti. Serve sempre un piano B. Perché il calcio è una fucina di disoccupati. Gente spesso sedotta e abbandonata. È sbagliato lasciare gli studi e pensare solo al pallone. Pensateci».
MERLANO E LUCCA
Cosa c’entra Merlano con Lucca e la Lucchese. C’entra, eccome. «Conosco bene Santoro, Deoma e Tarantino. I primi due erano dirigenti nel Treviso e il terzo era il capitano. Voglio sgombrare il campo dagli equivoci. Con il crac dei veneti Deoma e Santoro non c’entrano. Loro se ne andarono quando arrivò la proprietà che ci portò al crac. Su Tarantino non posso che parlare bene. Un capitano eccezionale, ma soprattutto una persona perbene. Ci ha sempre messo la faccia e per me è stato un punto di riferimento. Non mi stupisce che giochi a 40 anni. Poi ho avuto come allenatore a Campodarsego in D, Antonio Andreucci, nato a Lucca e forse tra i migliori tecnici che mi hanno diretto. Infine contro la Lucchese ho già giocato due volte nella stagione 2013-2014 in D. Ero il portiere dell’Abano Thermal Ceccato, formazione veneta di buona caratura. E ho sempre perso. A Castelfranco 1-0 per colpa di un mio errore e al Porta Elisa 2-0 con reti di Aliboni e di Nolé che domenica troverò nuovamente di fronte. Per il Fossano sarà una partita storica. Giocare in un palcoscenico del genere è un sogno di tanti ragazzi». —
Luca Tronchetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
