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Buglio, l’amarcord dell’ex «La Lucchese è casa mia»

Luca Tronchetti
Buglio, l’amarcord dell’ex «La Lucchese è casa mia»

Parla a ruota libera il centrocampista del Casale tra i più esperti in serie D  «Russo è stato un maestro e con Tarantino in campo a 40 anni mi sento giovane»

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«Stavolta scorrendo la lista dei giocatori delle due squadre mi verrà da ridere. Troverò, finalmente, un calciatore con un’età anagrafica maggiore della mia». Sorride Angelo Buglio, 39 anni, veterano e capitano del Casale da tre stagioni. A mollare lui non ci pensa nemmeno nonostante un’operazione al crociato che l’anno scorso ne ha messo a repentaglio la carriera. «Nella lista della Lucchese ci sarà Nazzareno Tarantino che ha compiuto 40 anni. Se lui continua a giocare a certi livelli e con lo spirito di un ragazzino perché non posso farlo pure io?». Battute a parte Buglio e Tarantino sono stati compagni di squadra nella Lucchese nella stagione 1998-99, l’ultima in B della formazione rossonera: «Sono uno dei figli dell’Acquedotto della nidiata di calciatori cresciuta da Gianfranco Luporini e il compianto Alessandro Bianchi. Come potrò mai dimenticare il mio debutto tra i cadetti con la Lucchese? Giocavamo al Porta Elisa contro il Napoli. Stavamo lottando per non retrocedere. Burgnich mi mandò in campo nel finale e in quella gara, che vincemmo 3-2, a realizzare una tripletta fu proprio Tarantino che domani rivedrò in campo con tanto piacere e un pizzico di nostalgia. Spero che non sia scatenato come in quella gara altrimenti per noi non c’è scampo». Ma Buglio, che ha indossato la maglia della prima squadra rossonera per 6 stagioni (partendo sempre dalla panchina) dopo aver fatto parte del vivaio, rivedrà anche tanti giocatori della sua giovinezza: da Monaco (ai suoi tempi allenatore in Seconda di Corrado Orrico) al bomber Carruezzo, dal saggio Baraldi al grintoso Deoma. «Sarà bello rivederli e riabracciarli. Ma la persona a cui sono più legato è Bruno Russo. Quando ero giovane mi ha preso sotto la sua ala protettrice e mi ha insegnato l’importanza del comportamento da tenere in campo e fuori. È stato un fratello maggiore, una persona perbene. E se oggi sono ancora in campo lo devo anche lui. Adesso è il presidente. Se lo merita: pochi hanno un senso di appartenenza nei confronti della Lucchese come la mitica Ruspa».

L’amarcord lascia spazio al presente. Che sia per il Casale che per la Lucchese è davvero amaro: «Siamo reduci dalla sconfitta in campionato e dall’eliminazione in Coppa, competizione a cui tenevamo tanto. Ci mancano 4 titolari (Poesio, Cappai, Cintoi e Todisco), ma fortunatamente rientra Villanova in difesa altrimenti avremmo dovuto schierare solo under. Inutile dirlo: dobbiamo riscattarci e vincere questa partita per uscire dai bassifondi. Di fronte il peggior avversario che potessimo incontrare in questo frangente. La Lucchese dispone di elementi di categoria come Nolè e Falomi, che ho già affrontato come avversari, o di Visibelli, compagno di squadra nel Viareggio. Il mio rapporto con papà Francesco? Avere un babbo come il mio che ti allena non è semplice. Se la squadra non gira la responsabilità è tua, se le cose vanno bene i meriti sono degli altri. Ormai ci ho fatto il callo». —

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