Toscana
Morgia rimane sempre seduto «Troppo innamorato di Lucca per alzarmi e incitare i miei»
FoRTE DEI MARMI. Alla fine sorride. Fosse dipeso per Sir Morgia questa partita non si sarebbe mai dovuta giocare. Lui al cospetto della sua Lucchese prova una sensazione d’imbarazzo: non riesce ad essere l’allenatore sanguigno e deciso capace di alzarsi dalla panchina ed incitare i suoi ragazzi nei momenti difficili. «Lo avete visto tutti. Mi sono seduto e ho dato il compito di dirigere in piedi al tecnico della Juniores, Davide Bellotto. Quando ho fatto il mio ingresso in campo per dirigermi in panchina e ho visto quella tribuna colorata di rossonero e sentito quei cori d’incitamento nei miei confronti mi sono commosso. Fortunatamente ho sfidato la Lucchese in tre circostanze e ho sempre pareggiato senza mai fare uno sgarro alla squadra del mio cuore e della mia città». Con i suoi calciatori era stato onesto: «Alla vigilia ho radunato la squadra e ho detto che contro i rossoneri non sarei stato di grande aiuto. Meno male mi sono levato subito questo peso e il pari alla fine mi va bene anche se nella ripresa abbiamo fatto noi la partita e fossimo stati più cinici e meno ingenui avremmo pure vinto. La Lucchese? Ho visto una squadra che esprime il carattere di tutti coloro che hanno indossato questa casacca: lotta, corre, combatte ed è molto unita. Se il Chieri avesse questo meraviglioso pubblico sarei molto più sereno». —
L.T.
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