Sicurezza
«Non vorrei mai giocare contro la squadra che amo e mi fa battere il cuore»
Massimo Morgia, 68 anni, bandiera rossonera trapiantata in città prova nostalgia e imbarazzo ogni volta che di mezzo c’è la Lucchese
Meno male che questa partita non sarà influente per il campionato e ce ne saranno altre 33 per decidere chi salirà nei professionisti. Perché Massimo Morgia, 69 anni, nato a Roma, ma lucchese d’adozione dal lontano 1976, non sarebbe stato se stesso e non avrebbe trasmesso alla sua squadra l’intensità e la carica agonistica giusta per affrontare una sfida decisiva. Ogni volta che il suo destino incrocia quello della Lucchese è sempre la stessa storia: «Mi sento un pesce fuor d’acqua. Ho troppo rispetto, troppo amore per una città che mi ha fatto crescere e diventare uomo. E meno male non si gioca al Porta Elisa altrimenti avrei provato ancora più imbarazzo. È un’emozione unica vedere quei colori e quei tifosi. A Lucca ho scelto di vivere il resto dei miei giorni: ho sposato Annalisa, conosciuta in un negozio della Benetton dove lavorava, sono nati i miei figli e c’è quel piccolo mondo antico che ti da il senso di appartenenza. Non nego che un giorno mi piacerebbe entrare a far parte della Lucchese. Ma non reggerei lo stress di allenatore della prima squadra: il mio sogno è di insegnare ai giovani, di trasmettere i valori e la cultura sportiva che mi hanno inculcato gli allenatori e le persone che mi hanno accompagnato durante tutto il mio percorso umano e professionale».
Persone che ha incontrato a Chieri: «Sì, sono davvero felice di essere stato scelto da una società a conduzione familiare, ma gestita con dedizione, impegno e serietà. Voglio subito sgombrare il campo da equivoci: non siamo noi la squadra da battere in questo campionato. L’obiettivo del club è la valorizzazione di un settore giovanile che conta 400 ragazzi. Una vera scuola calcio gestita dalla famiglia Gandini. Perché anche il babbo, la mamma e la sorella del presidente contribuiscono fattivamente alla vita della società».
Il punto di forza del Chieri è il centro sportivo: «Tre campi (uno da 9, uno da 11 e uno di calcetto) con un quarto in costruzione più ristorante e palestra. Un vero gioiellino che mi consente di fare allenamenti con la prima squadra e la Juniores insieme. Sapete bene a cosa aspiro: riportare sul campo quello che un tempo erano l’oratorio e la strada. Si giocava tutti a pallone e poi con il tempo la selezione era naturale. Sono anni che propongo alle varie società in cui lavoro (l’ultima fu la Pistoiese) di sviluppare una sorta di cantera sul modello spagnolo. Con il Chieri ci sono riuscito. Il presidente nel giro di un paio d’anni vuol provare ad andare in Lega Pro senza snaturare quella che è la mission del club piemontese: la valorizzazione dei suoi under». La gioia più bella per Morgia è constatare su Fb l’affetto dei suoi ex giocatori: «Tutti quelli che ho avuto nelle giovanili del Pisa e dell’Empoli hanno per me parole che mi riempiono d’orgoglio. Tra i ragazzi che ho lanciato ricordo con piacere Mirko Taccola. Venne nelle giovanili del Pisa che era un attaccante e l’ho trasformato in difensore centrale. Se ha giocato sino a 40 anni il merito è anche un po’ mio». Nel suo calcio - il 4-3-3 - c’è molto di Corrado Orrico: «Ha rivoluzionato il calcio. Un innovatore assoluto con quel pressing e quel possesso palla che non lasciano scampo. Ma sono affezionato anche a uomini come Meregalli e Gigi Simoni, persone perbene, motivatori e impareggiabili nel gestire lo spogliatoio».
E la Lucchese di Monaco? «Francesco è un tecnico che stimo moltissimo come uomo e come professionista. Mi fa piacere che sieda sulla panchina rossonera. L’avvento di Russo, Santoro, Deoma, Carruezzo e Baraldi è una garanzia per la rinascita e si avvicina al calcio che piace a me con gente di campo che ama questi colori». —
Luca Tronchetti
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