La protesta
Bragadin: «Volevo giocare al Porta Elisa, ma i Forte dei Marmi mi porta bene»
LUCCA. Sognava di tornare là dove tutto è cominciato: il Porta Elisa. Ma Andrea Bragadin, 22 anni, di Borgo a Buggiano, 17 presenze e 2 reti (una decisiva per la salvezza a L’Aquila nella stagione 2015-16) in maglia rossonera, sarà costretto a riabbracciare la sua Lucchese sul campo sportivo «Necchi Balloni». «Sarebbe stata una bella emozione entrare in quello che ritengo lo stadio più bello non solo della serie D. Da un lato mi dispiace tantissimo, dall’altro però l’impianto di Forte dei Marmi mi porta bene. L’anno scorso con lo Scandicci in quello stadio e contro il Real Forte Querceta segnai un gol decisivo per la vittoria della mia squadra. Spero di far bene anche domani anche se troveremo una formazione attrezzata e altamente competitiva come la Lucchese». Il nastro si riavvolge e il biondo esterno di centrocampo rammenta i primi passi nella Lucchese: «Sono arrivato dal Capostrada grazie a mister Niccolai (figlio di Comunardo e secondo di Giovanni Lopez oggi sulla panchina della Viterbese). Sono arrivato in prima squadra grazie a Francesco Baldini». Un debutto amaro: 3-0 al Conero di Ancona. «Quell’anno con mister Galderisi riuscì a realizzare il gol contro l’Aquila che ci garantì la permanenza in C e segnai pure la domenica successiva al Porte Elisa contro la Carrarese (5-4 per gli apuani». Poi con Lopez impara a giocare come quinto difensore di destra, ma non trova spazio e alla fine decide di andare a giocare nello Scandicci: «Diciotto mesi importanti per la mia formazione che mi hanno permesso di valorizzarmi. Se oggi sono a Chieri voluto da un maestro di calcio come Massimo Morgia lo devo anche a quel periodo vissuto in una piccola società che punta tutto sui giovani».
UN GRANDE AMICO
Della sua Lucchese ritrova il suo più grande amico: Matteo Nolè: «Per me è stato in quei due anni e mezzo un fratello maggiore. Lui, che vive a San Miniato, mi veniva a prendere con l’auto ad Altopascio per andare insieme agli allenamenti. Era il capitano, ma non se la tirava. Anzi, mi ha sempre dato consigli e spronato a dare il 110%. Se sono ancora in campo lo devo a lui che nei momenti difficili mi ha dato la giusta carica per non mollare. Una cosa ci tengo a sottolinearla: non meritava il benservito la scorsa stagione quando è andato al GhiviBorgo. Lui è un giocatore importante in un gruppo perché fa da collante. Sono felice che sia tornato a indossare il rossonero».
IL VALORE AGGIUNTO
Simpatizzante del Milan, studente universitario (secondo anno di Scienze Motorie), amante dei viaggi, Bragadin è entusiasta di questa sua esperienza al Chieri: «Il nostro valore aggiunto? Mister Morgia. Mi aveva già cercato e so che mi stimava e quando a giugno mi ha chiamato il sogno si è materializzato e non ci ho pensato due volte a seguirlo a Chieri. Il suo metodo di allenamento? Massima intensità, pressing alto, formazione che sale ad aggredire la squadra avversaria. Con lui giochi sempre la palla non la butti mai a casaccio. Eppoi l’educazione e il rispetto. C’è tanto da imparare. Anche fuori dal rettangolo verde». —
Luca Tronchetti
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