Il Tirreno

Lucca

Sereni: «Per il nuovo stadio serve una scossa energizzante»

Umberto Sereni

Il docente tifoso interviene sul caso dei lavori necessari per il Porta Elisa: «Allontaniamoci dalla maledizione del “non fare”» 

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L’intervento

Con quella determinazione, che molto ci piaceva quando “spazzava” il Porta Elisa ed allontanava gli avversari, Bruno Russo, presidente della Lucchese, ha posto al centro dell’attenzione la questione dello stadio. Ha detto chiaro e tondo che Lucca ha necessità di dotarsi di una nuova struttura che sia in grado di ospitare le gare di livello professionistico. Condizione questa, ha aggiunto, che è basilare per qualunque operazione tesa a rilanciare il calcio nella nostra città.

Sarebbe bene, una volta tanto, che questa sollecitazione non venisse lasciata cadere e che invece, a cominciare dalle sedi istituzionali, fosse raccolta e fosse dibattuta con la necessaria maturità. E cioè: avendo di mira uno scenario che ci faccia intravedere quella che sarà la “prossima Lucca” e ci faccia valutare scelte e iniziative che dovranno essere prese per portare Lucca a sostenere la sfida degli anni che verranno. Perché parlare del “Nuovo Stadio” ha questo significato: dare volto alla Lucca che vogliamo. Operazione ambiziosa come poche, eppure ormai rimandabile, imposta dalle cose che premono con la forza delle scadenze non eludibili.

Ed è qui che casca il miccio. Perché entriamo in quel paludoso groviglio dei rimandi, delle occasioni perdute e dei tempi infiniti, nel quale la vicenda cittadina è impantanata come se la perseguitasse una terribile maledizione. La maledizione del “non fare”, del volo basso, della visione gretta e meschina che alimenta quella piagnucolosa lamentazione sulle disgrazie della città che passando di bocca in bocca è diventata la giustificazione di quella rassegnazione alla sconfitta che caratterizza il sentire cittadino. Ne siamo tutti colpevoli. Ognuno per la parte: in alto e in basso: E proprio per questo che siamo tutti chiamati a rimediare ad uno stato di cose che umilia la stessa storia di Lucca, la sua dignità, la sua identità.

L’impresa da affrontare è insieme difficile ed esaltante: si tratta di far scattare una scossa energizzante che sappia rimettere in moto tutto il tessuto comunitario. Che lo stimoli a guardare in prospettiva, che gli dia la soddisfazione delle cose che si riescono a realizzare, che gli faccia provare la sensazione di partecipare ad un’impresa. Ognuno per la sua parte: e qui sono chiamate direttamente le strutture associative che svolgono il ruolo di tramite tra l’opinione pubblica ed il livello politico-amministrativo, e che devono sapersi reinventare per riattivare quei canali di comunicazione che possono imporre un cambio di passo nella gestione del potere politico e amministrativo.

Quando Bruno Russo pone all’attenzione della città la questione del “Nuovo Stadio” di fatto esercita una salutare supplenza all’evanescenza inconcludente prodotta da una politica senza idee e senza volontà. Alla fine il nodo è sempre questo: idee e volontà. Ed è un nodo che se non risolto rischia di strozzare Lucca. Di negarle un futuro. C’è bisogno di idee e di volontà: È questo il Nuovo Passo. E allora cominciamo a dare qualche scossa e proviamo a snocciolare la litania delle annose questioni che Lucca non riesce a risolvere: il raddoppio della ferrovia per Firenze: se parla dai primi anni Ottanta (del secolo passato) ed è sempre lì in attesa che si pianti il primo chiodo. E poi a seguire: il mercato del Carmine, la ex Manifattura Tabacchi, il nuovo ponte sul Serchio a san Quirico, gli assi viari, per arrivare fino – è un mio pallino, al Caffe di Simo che, chiuso e abbandonato, deturpa il Fillungo. Una triste litania che ognuno per proprio conto può allungare. Ma qui conviene che ci fermiamo per ritornare al Nuovo Stadio. —

Umberto Sereni

professore universitario

e tifoso della Lucchese

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