Gioco
Lucchese, una formazione di figli d’arte con i giovani Lucarelli, Presicci e Balleri
Vogliono ripercorrere le gesta dei loro famosi genitori e in Coppa contro il Grassina sfidano il primogenito di casa Bigica
«Guarda me, sono vecchio, però sono felice» cantava Cat Stevens nella famosa «Father and son». Padri e figli tra passato e futuro. Figli che crescono e provano a ricalcare le orme di papà, con un’ombra non sempre facile da gestire. La Lucchese è un po’ la squadra dei figli d’arte: Lucarelli, Presicci e Balleri junior. Nel Grassina, prossimo avversario domenica in Coppa Italia c’è il figlio di Emiliano Bigica, ex Bari, Fiorentina e Napoli.
I NUOVI PROTAGONISTI
Mattia Lucarelli, classe 1999, a differenza del babbo è un terzino sinistro. Ruolo differente, ma le somiglianze con papà bomber Cristiano Lucarelli, classe 1975, non mancano. «Abbiamo la stessa forza fisica, la “cattiveria” agonistica, ma lui è stato un grande attaccante in serie A». E se papà Cristiano, oggi allenatore, è per adesso senza squadra, Lucarelli junior aspettava una svolta dopo le esperienze alla Santacaldese (in Sicilia) e prima ancora Gavorrano e Viareggio sempre in D. «Dopo un po’ di gavetta volevamo misurarmi con una realtà importante, mettermi alla prova e Lucca è il top. È l’ultimo anno di quota. Mio papà cosa ha detto? Di andare di corsa: lui ha allenato anche a Viareggio e conosce la storia e la tradizione della Lucchese che vuole ripartire dopo la retrocessione per via del fallimento societario e con una tifoseria appassionata». Da mezz’ala a laterale. «E’ stato Doga, ex calciatore del Livorno, a vedere questa metamorfosi, sfruttando la mia spinta, mi trovo bene sia nella difesa a tre che nel centrocampo a cinque» dice il giovane livornese che vive ad Antignano, a due passi dal mare. E che la storia non ama solo studiarla. «Era la mia materia preferita, dove andiamo meglio a scuola ed amo i luoghi storici. Sono tornato dal Messico a vedere Chichen Itza e i templi aztechi e sogno un tour dell’antica Grecia». Sugli obiettivi ha le idee chiare. «Siamo un buon mix, anche se siamo partiti in ritardo possiamo fare bene. Sarà un campionato duro, a partire dal debutto col Chieri». Simone Presicci, classe 2000, nella scorsa stagione 24 gare (e 1 gol) con la casacca del Ghiviborgo in D, è figlio di Gianluca Presicci, classe 1965, ex difensore di Bologna, Modena e Palermo. Fisico possente e una bella corsa. «Mio padre mi dà consigli utili, è sempre presente alle mie partite, anche domenica scorsa a Forte dei Marmi. Avere un padre che è stato un calciatore noto non è mai stato un peso. Mio papà era un difensore centrale grintoso, un cagnaccio, io sono un centrocampista centrale che prediligo la costruzione del gioco, ma in comune abbiamo il colpo di testa e la velocità». La Lucchese è una tappa importante. «Avevo altre richieste, ma non ho resistito al richiamo di una piazza blasonata. Giocare in uno stadio vero e con tanti tifosi che ci hanno sostenuto già dalla prima partita» dice Presicci, toscano di Orbetello, diplomato in ragioneria a Roma e tifoso della Juventus. Il terzo figlio d’arte è Gabriele Balleri, classe 2000, ex giovanili del Livorno, figlio di David Balleri, nato nel 1969, anche lui terzino con una carriera infinita (Lecce, Samp e Livorno).
Nel Grassina gioca Niccolò Bigica, centrocampista classe 2001, figlio di Emiliano Bigica, anche lui mediano classe 1973, che il figlio lo ha anche allenato nella Primavera viola. «Una partita importante che ha grande valore. La Lucchese viene dalla C e noi siamo un neopromossa con tanta voglia di emergere e un gruppo giovane e sbarazzino» dice Bigica in prestito dalla Fiorentina, l’anno scorso 21 presenze a Scandicci, 7 titolare e 2 gol, dopo le giovanili con Empoli e Novara. «Mi piacerebbe imitare e e raggiungere mio padre: è un paragone stimolante. Io ho la qualità della rifinitura nell’ultimo passaggio, da lui devo prendere l’intelligenza tattica e la fase di recupero. Nella Lucchese conosco Vignali, Visibelli e soprattutto Nannelli, un grande amico». —
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