Italia
«Bilanci in regola, stadio e settore giovanile: Così riporteremo la Lucchese dove merita»
Il neo presidente Bruno Russo svela la sua strategia per far rinascere la Pantera. Ma servono tempo, pazienza e lavoro
Bilanci sempre in ordine e in equilibrio costi e ricavi, progetto di ristrutturazione del Porta Elisa con l'imprenditoria locale pronta ad intervenire per modernizzare uno stadio che diventi funzionale 12 mesi all'anno con parte dei ricavi destinati in favore del progetto Lucchese, sviluppo e valorizzazione del settore giovanile seguendo il modello Empoli come punto di riferimento. «Sono questi i punti cardinali imprescindibili per riportare la Lucchese nei quartieri nobili del calcio dove merita di stare per storia, tradizione e potenzialità economica», sentenzia il neo presidente rossonero Bruno Russo.
Modello Maestrelli
Adesso viene il bello e Russo sente il peso della responsabilità. Sa che non può fallire e che da lui dipende la rinascita della Lucchese. Ma la strada maestra lui la conosce bene e, se nessuno lo ostacolerà nel percorso di crescita del club (com'è accaduto con l'avvento di Andrea Bacci), porterà a compimento la sua mission che segue un modello semplice, preciso e già sperimentato negli anni Novanta con un grandissimo successo capace di far gioire migliaia e migliaia di cuori rossoneri: la Lucchese di Maestrelli. «Una società imperniata su quattro figure fondamentali: presidente, direttore sportivo, segretario, team manager. Erano loro a scegliere l'allenatore giusto e a formare uno zoccolo duro su cui ruotare giovani di prospettiva, alcuni prestati dai club di serie A, altri provenienti da un settore giovanile all'avanguardia e attento allo sviluppo fisico e mentale dei ragazzi. Nel calcio come nella vita non s'inventa nulla. Di Galileo Galilei o Leonardo da Vinci ne nascono uno ogni 100 anni. Basta mutuare le esperienze positive e i metodi di lavoro che funzionano per poter raggiungere gli obiettivi. Certo, servono tempo, pazienza e tanto tanto lavoro oltre al coinvolgimento totale dell'imprenditoria e dei tifosi. Io non conosco altra maniera per risalire la china. A meno che, com'è accaduto a Monza, non salti fuori Berlusconi...».
Conti in ordine
Per Russo si tratta di riannodare i fili che si sono spezzati nell'autunno del 2014 dopo una sconfitta interna con l'Ascoli che alla fine della stagione, venne promosso in serie B: «Nel 2011 con un manipolo di appassionati innamorati della Lucchese ripartimmo dell'Eccellenza e in tre stagioni la squadra tornò nei professionisti. Il progetto consisteva nel trovare uno zoccolo duro di giocatori di categoria con grande senso di appartenenza (Espeche, Nole, Aliboni, Calcagni, Lo Sicco, Chianese, Calisti, Casapieri) come era stata la mia Lucchese (il sottoscritto Monaco, Paci, Pascucci, Vignini, Giusti, Di Stefano, Montanari) affiancandoli a giovani di belle speranze da immettere sul mercato creando plusvalenze. Per chi ha scarsa memoria vorrei ricordare che al primo anno di C - prima che il presidente Bacci decidesse di assumere Giovanni Galli in modo da esautorarmi di fatto dall'incarico - l'attacco della Lucchese era formato da ventenni come Raicevic, Santini, Strizzolo, Ferrante e Biasci. Gente che gioca più o meno stabilmente in B oppure è protagonista in C e che venne letteralmente svenduta o mandata via e finita a giocare nei dilettanti (Santini al Montecatini dove realizzò 24 reti). Se il progetto fosse andato avanti quei calciatori sarebbe rimasti e venduti dalla Lucchese che avrebbe risanato le casse sociali. Ma all'epoca nessuno prese posizione per difendere certe scelte lungimiranti e il progetto fu letteralmente smontato pezzo dopo pezzo sostituito con una patrimonializzazione che ha portato 4 anni dopo all'onta del terzo fallimento. Da esterno ho provato in questi anni a far sentire la mia voce, ma è stato tutto inutile. In due circostanze sono stato pure umiliato: sono arrivato al botteghino per prendere l'accredito che avevo richiesto e non l'ho trovato. Non mi è sembrato un comportamento corretto per chi ha dato tanto ai colori rossoneri».
Ripartenza
D'accordo, ma adesso come si riparte: «Dai conti in ordine. Come presidente ho scelto collaboratori di massima fiducia e valuterò ogni centesimo di spesa come se i soldi fossero i miei per evitare qualsiasi genere di spreco. Quando un mese e mezzo con fa Mario Santoro, Daniele Deoma e Alessandro Vichi ci siamo messi in testa di far rivivere la Lucchese siamo partiti da un concetto semplice: la credibilità. Nessuno nega che il gruppo di Corda in un anno massimo due avrebbe riportato il club in C. E poi cosa sarebbe successo? Quale futuro ci si poteva attendere senza un coinvolgimento dell'imprenditoria locale che passa dal potenziamento del vivaio e dalla ristrutturazione del Porta Elisa. Il nostro progetto prevede il ritorno tra i professionisti in un triennio (ma se saremo bravi e fortunati basteranno anche due stagioni) a patto che sia pronto o meglio ancora già avviato il progetto per la ristrutturazione del P. Elisa». —
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