Gioco
Monaco, standing ovation per l’antico Capitano simbolo della Lucchese
Il nuovo allenatore ha firmato un contratto biennale con opzione per il terzo anno «Corono un sogno cullato per quasi vent’anni e vorrei regalare una gioia ai tifosi»
Polo bianca con sciarpa rossonera d’ordinanza attorno al collo e quel sorriso stampato su un volto abbronzato che sembra il ritratto della felicità. Monaco come Ulisse approda di nuovo a Lucca dopo un lungo viaggio intrapreso agli albori del Duemila quando, abbandonati gli scarpini, decise con l’aiuto del suo mentore Corrado Orrico d’intraprendere la carriera di allenatore. Sono quasi le 11,15 quando il Capitano fa il suo ingresso nella sala stampa del Porta Elisa. E l’applauso sale alto e vigoroso e trascina persino i cronisti. C’è commozione e consapevolezza che l’impegno sarà massimo perché Francesco Monaco e il suo staff sono talmente legati alla Lucchese che dare in ogni occasione il 110% verrà naturale. I fotografi e i cineoperatori immortalano un momento atteso quasi vent’anni dal popolo rossonero.
SPIRITO DI SACRIFICIO
«Mi sembra di sognare ad occhi aperti» è l’incipit del neo tecnico dell’Asd Lucchese 1905 che torna sul luogo della memoria per la quarta volta nella sua luminosa carriera (1984, 1986, 2000, 2019) con la casacca rossonera stampata sulla pelle. Un contratto biennale con opzione sul terzo anno firmato a tempo di record. «Ci ho messo meno di un minuto» assicura il nuovo conducator della Lucchese. Sorride il ds Daniele Deoma che siede accanto a lui: «Per oltre un mese mi ha telefonato tutte le mattine alle 7 per sapere se c’era la possibilità di fare l’allenatore della Lucchese. Io nella mia testa non ho mai avuto dubbi e non ho mai inseguito altri tecnici al di fuori di Monaco». L’inesauribile motorino della Lucchese del mito, dopo i ringraziamenti all’amico presidente Bruno Russo e l’abbraccio sentito con il grande Alvaro Vannucchi e il mitico prof Adolfo Tambellini (l’inossidabile coppia torna dopo un anno forzatamente sabbatico), a Mario Santoro e ad Alessandro Vichi - tutti in perfetta sintonia con la scelta tecnica -per aver salvato la Lucchese dall’oblio assoluto e avergli consegnato le chiavi della Rinascita Rossonera, da persona onesta e pragmatica non si lascia andare a dichiarazioni roboanti per strappare gli applausi in platea. «Mi conoscete bene, sono quello di sempre e non sono venuto a Lucca per vedere fumo. Questa sarà una stagione di transizione. Ma non per questo chi verrà a giocare al Porta Elisa troverà terreno fertile. Tutt’altro. Io posso promettere impegno, serietà nei comportamenti e lavoro sodo sul campo. Siamo in ritardo, e lo sapevamo, ma da martedì andiamo in ritiro. Cercheremo di colmare il gap con le altre squadre che sono partite con almeno due settimane di anticipo attraverso un lavoro attendo e doppie sedute».
PORTO DI MARE
Già da ieri e sino a martedì mattina in modo continuativo giungeranno al Porta Elisa almeno decine di calciatori. Qualcuno verrà aggregato in prova, molti saranno scartati, pochi saranno tesserati. Le condizioni contrattuali le detta la società. Non sono ammessi voli pindarici perché servono le coperture economiche giuste. «Chi sceglierà i calciatori? L’intero staff li vedrà all’opera. Perché noi siamo un gruppo omogeneo che ha senso di appartenenza e lavora in prospettiva per il bene della Lucchese. Io, Russo, Deoma, Carruezzo, Baraldi con il beneplacito di Santoro e Vichi decideremo in autonomia ed esclusivamente per il bene della Lucchese. Guardate la serie D è un campionato difficile. Più difficile e complicato della C. L’ho sperimentato sulla mia pelle a Sesto San Giovanni e a Fabriano. Le quote (anni 99-2000-2001) condizionano e non poco le scelte tecniche. Servono giovani bravi e motivati. Ne vorrei almeno 12 e il nostro diesse sta lavorando in quella direzione. Al Fabriano Cerreto nel 2018 avevo due under per un ruolo: uno si ammalò e l’altro si infortunò. Così, in un momento topico della stagione, fui costretto ad utilizzare un ragazzo della Juniores e le cose non andarono bene. Per questo è meglio aver almeno tre sotto quota per ogni reparto». Serve pazienza. Monaco promette sudore, sangue e sacrificio: «Tutti noi vogliamo riportare Lucca nel calcio che conta e che manca da 20 anni. Ma serve umiltà, impegno e perseveranza. C’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Quest’anno faremo della dignità e della grinta la nostra bandiera. Ma se staremo uniti e coesi come eravamo un tempo la stella della Lucchese tornerà a brillare».
Parola di Capitano. —
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