Sicurezza
Ceniccola: «Con le retrocessioni di Savona e Messina non c’entro»
L’ex guardalinee chiarisce la sua estraneità ai flop in Liguria e in Sicilia e sulla squalifica a sei mesi per omessa denuncia cita l’esempio di Antonio Conte
LUCCA. «Mi vogliono far passare per quello che non sono. Io mi sto impegnando per salvare la Lucchese, ma in questo clima mi sto rendendo conto che anche la mia fiducia rischia di venir meno ed essere minata da un ambiente ostile che fa il male della Lucchese». Il commercialista Enrico Ceniccola, consulente di Aldo Castelli e di Josef Ferrando, ex guardalinee di serie A nell’orbita di Luciano Moggi, interviene a gamba tesa in relazione alle sue vicende del recente passato legate ad incarichi nel Savona nel Messina, due squadre retrocesse in D e che non sono più tornate nei professionisti (tra l’altro il ds Antonio Obbedio è stato contattato dall’Acr Messina, il club storico dello Stretto da non confondersi con il Città di Messina-Camaro): «Quando sono stato io il direttore tecnico del Savona del presidente Delle Piane i liguri si sono salvati sul campo: ai playout contro il Gubbio. L’anno dopo me ne sono andato e la formazione biancoblù è retrocessa. Evidentemente non sono io che porto male». Certo, ma quella squalifica per sei mesi per omessa denuncia legata alla combine Savona-Teramo: «Mi hanno condannato soltanto perché, a loro giudizio, essendo direttore tecnico avrei dovuto essere a conoscenza del tentativo di corruzione in essere. Ho preso sei mesi per omessa denuncia. Esattamente la stessa imputazione che ha avuto Antonio Conte. A lui perdonate tutto, a me invece continuate a parlare di questa storia. Allora c’è malafede... ». Sulla vicenda Messina, l’ex collaboratore tecnico di De Santis e altri arbitri di serie A ai tempi di Calciopoli, rincara la dose: «Io sono rimasto direttore generale a Messina sino a gennaio quando al vertice c’era il presidente Stracuzzi dei cantieri navali. La squadra stava andando bene. C’era il problema della fideiussione che avevo detto di sostituire, ma con l’arrivo di un’altra proprietà me ne sono andato e alla fine il Messina non è stato iscritto l’anno successivo proprio per il problema della polizza irregolare. Il mio nome viene associato in modo sbagliato su fallimenti sportivi e societari che non mi appartengono nel modo più assoluto».
La fiducia di 72 ore fa adesso sta venendo meno: «Purtroppo ogni giorno che passa si aggiungono problematiche nuove e in cinque giorni sono molti gli adempimenti da fare in un clima che a Lucca è avvelenato. Si va dalla rateizzazione delle cartelle esattoriali, ai problemi legati alle fatture per ottenere i contributi della legge Melandri sino al problema del Porta Elisa. La lettera del comune datata 1 febbraio che faceva presente la necessità di trovare un campo alternativo per la stagione 2019-2020? Io all’epoca ero consulente di Castelli e mi sono dimesso il 4 febbraio quella lettera non l’ho vista e nessuno me ne ha parlato. C’erano altre persone che avevano il compito di visionare posta e mail». —
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