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Lucchese a caccia dell’impresa storica, ma si affievoliscono le speranze sul futuro

Luca Tronchetti
Lucchese a caccia dell’impresa storica, ma si affievoliscono le speranze sul futuro

L’udienza prefallimentare del 14 maggio sarà lo spartiacque Vista la situazione possibile il concordato preventivo in bianco

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Da un lato l’impresa sportiva, dall’altro la vicenda societaria. Due rette che, prima o poi, dovranno incontrarsi. E in quel momento, al di là del risultato acquisito sul campo, serviranno soldi (e tanti) per evitare il terzo fallimento della Lucchese in 11 anni di vita sportiva. Mentre staff tecnico, calciatori, media e tifosi si godono l’ammissione ai playout (che si giocheranno di sicuro, al di là di quanto ventilato per mesi dai vertici della Lega), il 14 maggio alle 13 al tribunale fallimentare la Lucchese gioca una partita decisamente più importante. La procura ha chiesto il fallimento dell’As Lucchese Libertas 1905 e ci sono già una serie di decreti ingiuntivi (per esempio il Comune, 96 mila euro) pronti ad avvalorare la tesi di «società in stato di decozione». Di contro il noto legale (così parlò Enrico Ceniccola) dell’ex odontotecnico Aldo Castelli, proprietario del 98% delle quote e che ha acquistato la maggioranza alla modica cifra di un euro, presenterà una richiesta di concordato preventivo in bianco (o con riserva) sufficiente a bloccare per almeno due mesi tutti i procedimenti esecutivi in itinere e le eventuali istanze di fallimento. Sino all’introduzione del “decreto del fare” - voluta dall’ex premier Renzi - l’imprenditore era tenuto a depositare un ricorso che conteneva solo la domanda di concordato preventivo senza dover produrre tutto il resto della documentazione e il giudice dava un termine per il deposito integrativo. Oggi la disciplina del concordato in bianco è stata ritoccata per rendere l'istituto meno permissivo. È stato imposto l’obbligo di depositare informazioni relative ai creditori, oltre agli ultimi 3 bilanci dell'impresa. E, inoltre, è previsto che il tribunale possa nominare fin da subito il commissario giudiziale in modo da fargli sorvegliare la condotta del debitore e riferire senza indugio al giudice. È quindi possibile che, almeno inizialmente, il tribunale non possa dichiarare il fallimento del club. Ma è chiaro che si tratta di una lenta agonia destinata nel giro di un paio di mesi a chiudersi con la morte della società. A meno che non venga immessa liquidità sufficiente a soddisfare - attraverso un piano che preveda il soddisfacimento almeno parziale dei creditori privilegiati e dei chirografari - tutti coloro che vantano crediti con la Lucchese. Ma se la giustizia civile ha i suoi tempi. Vorremmo ricordare che i fallimenti dell’As Lucchese Libertas di Hadj e quella di Valentini avvennero rispettivamente a novembre 2008 e a febbraio 2012. Vale a dire rispettivamente 4 e 7 mesi dopo le istanza di fallimento.

LA GIUSTIZIA SPORTIVA

Entro il 24 giugno i proprietari dell’As Lucchese Libertas 1905 devono versare 5 mensilità (e logicamente gli F24), sistemare le pendenze con l’Erario (500mila euro), bloccare l’ipotesi fallimento, ottenere dall’amministrazione il nullaosta per giocare al Porta Elisa (compreso il progetto per la messa a regime dell’impianto di illuminazione) e versare le 350.500 euro di multa legate alla fideiussione (anche se la proprietà ha già detto che farà ricorso alla Camera di Conciliazione del Coni e pure al Tar del Lazio) e garantire pure una nuova fideiussione (possibilmente non ungherese). Senza questi adempimenti - anche se il club si salvasse sul campo - la serie C diventa una chimera. È quindi più che probabile che da un lato la Lucchese non possa partecipare ad un campionato professionistico e dall’altro non sia ancora stato dichiarato il fallimento con la nomina di un curatore che a quel punto prenda in mano la società e agisca nell’interesse dei creditori.

LE SOLUZIONI

Il problema si pone per quanto concerne chi, eventualmente, voglia subentrare. Il Matera ha staccato la spina 3 mesi fa e oggi si è formata una società con un gruppo di imprenditori che chiederanno (e pagando 150mila euro otterranno) l’iscrizione in soprannumero in D. Ma per la Lucchese ancora non è possibile sapere se manterrà la categoria o retrocederà sul campo. E la cosa cambia. Nella prima ipotesi, una volta decretata la non iscrizione alla C, il sindaco - com’ è accaduto nel 2008 e nel 2011 - potrà indire un bando per assegnare la squadra (con nuovo nome e nuovo simbolo, a meno che Lucca United non ceda in comodato gratuito il marchio) a un gruppo di imprenditori interessato all’acquisizione. Nella seconda ipotesi ci sono dubbi interpretativi sulla reale possibilità visto che la squadra appartiene a campionato non professionistico (D). Ipotesi che potrebbe essere aggirata attraverso la fusione con un club della stessa provincia (GhiviBorgo, Real Forte Querceta, Seravezza) o di un comune confinante anche se in una provincia diversa. Il futuro quindi è ancora tutto da scrivere. —

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di Redazione web