Gioco
Quella volta che Sartini convocato in nazionale Juniores perse il treno per la Svizzera
LUCCA. Sono arrivati alla spicciolata nel piazzale del locale i “ragazzi” dell’Astor. Molti hanno faticato a riconoscersi. D’altra parte, di tempo ne è passato tanto e gli atleti di allora hanno lasciato spazio a maturi signori con meno capelli e qualche chilo in più. Ma con lo stesso spirito di quando condividevano gli spogliatoi che per una sera ha annullato angosce e malinconie che inevitabilmente la vita ha regalato a tutti. Sono volati sfottò e pacche sulle spalle mentre la serata scorreva sul filo dei ricordi. A organizzare la rimpatriata è stato Giancarlo Barberini da Milano, dove vive da anni facendo il rappresentante. Quando infine si sono seduti a tavola, le loro identità erano state svelate e sui volti avevano il sorriso stampato di chi ha ritrovato quegli affetti mai venuti meno. Rispolverati i ricordi e gli aneddoti che, a distanza di decenni, hanno suscitato tante risate. Subito è tornato alla mente Alessandro Sartini, atleta di grande talento finché giocò da dilettante, ma quando ebbe la fortuna di passare al professionismo e Silvio Piola lo convocò nella nazionale Juniores per una trasferta in Svizzera per tutta risposta perse il treno. Il rispetto degli orari era indice di serietà e professionalità e bastava sgarrare una volta per farsi una cattiva fama. Fu l’inizio di una parabola discendente che lo portò a concludere una carriera che avrebbe potuto essere brillante. E la vicenda legata alla finale della stagione 1966-67 vinta alla monetina, quando ancora non si andava ai rigori, che vide protagonista il centravanti Mario Bergamaschi, goleador della squadra. La partita finì in un pari e i capitani si portarono a fondo campo ad attendere il responso. Bergamaschi scelse testa e vinse, ma con una calma anglosassone, tornò indietro a capo chino come il collega sconfitto. Nessuno aveva capito chi fosse il vincitore. Solo a pochi passi dai compagni esplose in un salto liberatore, rischiando una scarica di botte dai compagni. —. Rossella Lucchesi
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