La manifestazione
Quelle vittorie che nessuno si aspetta
C’è profumo di impresa in questo scorcio di stagione della Lucchese. Di eroismo, se si vuole. Che sta tutto in un video apparso sulla pagina Facebook della squadra: la scia del traghetto che nella giornata di venerdì ha portato i rossoneri in terra di Sardegna. Traghetto e non aereo, perché i soldi in cassa non ce ne sono. In compenso c’è tanta, tanta voglia di giocare, e di giocare bene, da parte degli uomini di Obbedio, Favarin e Langella. Tempi eroici anche in questo 2019, dicevamo. La traversata in nave ricorda quella che i giocatori della Nazionale italiana affrontarono per andare a giocare i mondiali in Brasile nel 1950. L’anno primo c’era stata la tragedia di Superga e molti azzurri non si fidavano a salire su un aereo. Uno degli aneddoti più famosi racconta che dopo pochi giorni di navigazione i palloni portati per allenarsi non c’erano più, inabissati nell’Atlantico. Quella spedizione, al contrario di quella in Sardegna per la Lucchese, non finì bene per l’Italia, eliminata nel girone di qualificazione.
Ma le vicende della Pantera degli ultimi mesi possono richiamare anche altre storie di sport. Quelle di squadre - o singoli - che nonostante le avversità e contro ogni probabilità, lasciano il segno con vittorie totalmente inaspettate. Come quella, celebre, della Danimarca nei campionati europei di calcio del 1992: Laudrup e compagni vennero chiamati al posto della Jugoslavia, esclusa dopo lo scoppio della guerra civile. E vinsero, grazie a una volontà di ferro nonostante alcuni fossero già in vacanza quando la federazione li richiamò per giocare il torneo.
Anche nel tennis c’è una storia che può richiamare l’eroismo dei giocatori rossoneri. È quella del croato Goran Ivanisevic che dopo aver calcato i campi per tutti gli anni Novanta senza portare a casa un torneo del Grande Slam (ma perdendo tre finali), riuscì ad aggiudicarsi il più prestigioso, Wimbledon, nel 2001, dopo un periodo di buio assoluto, di infortuni e di risultati inesistenti. Ivanisevic arrivò a Londra solo con una wild card (in sostanza, su invito degli organizzatori) e riusci nell’impresa di alzare la coppa ricevuta dalle mani del duca di Kent.
È la bellezza dell’inaspettato, della sorpresa che scardina gli algoritmi dei pronostici e delle scommesse. Che va oltre anche la mancanza di soldi e di strutture. Che vive, piuttosto, dello spirito di squadra e del “tutti per uno”. Come quello della foto di ieri pomeriggio, con tutti i giocatori rossoneri all’ospedale attorno a Simone Greselin e alla sua gamba ingessata dopo l’incidente di gioco. —
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