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Chi acquista le quote della Lucchese non dovrà versare solo gli emolumenti

L.T.

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LUCCA. Se è vero quanto afferma il consulente Ceniccola - e cioè che la Lucchese potrebbe essere ceduta già tra venerdì e sabato e l’acquisto venire perfezionato una volta pagati stipendi e contributi di gennaio e febbraio - è altrettanto vero che l’acquirente - l’imprenditore edile romano - non dovrà limitarsi a versare gli emolumenti. Dovrà pagare gli F24 arretrati di novembre e dicembre, la maxi multa di 350mila euro legata alla fideiussione presentata in ritardo, da far fronte a decreti ingiuntivi del Comune e di privati per 115mila euro complessivi e da pagare le spese vive da oggi al termine della stagione (circa 100mila euro). Inoltre dovrà accollarsi un debito di 1,2 milioni con Erario e fornitori. Il tutto con la speranza di conquistare una salvezza assai complicata passando attraverso le forche caudine dei playout. Perché in caso di retrocessione l’acquirente perde il parco giocatori che si svincolano e non prende un euro dalla cessione, per esempio, di Bortolussi. Auguri.

Ma se l’acquisto non venisse perfezionato e il pagamento non venisse eseguito? A quel punto - onde evitare l’esclusione l’anno prossimo dalla serie D anche in sovrannumero - sarebbe meglio chiudere in anticipo la stagione. Perché in caso di retrocessione sul campo l’As Lucchese Libertas 1905 - senza che nel frattempo sia avvenuta la messa in liquidazione o il fallimento - è obbligata ad iscriversi anche in serie D e se non lo fa il Comune non può creare una squadra ex novo come fece ai tempi del crac di Hadj (2008) e della Valore (2011) con la nuova dirigenza che adoperò inizialmente nuovi marchi sportivi (Sporting Lucchese e Lucca FC 2011). Per ovviare a questo problema non da poco c’è solo la possibilità di una fusione per incorporazione con il GhiviBorgo che milita nella A dei dilettanti e che è nella stessa provincia e ad una distanza inferiore ai 50 chilometri. Un po’ come ha fatto il Cesena (che in realtà era fallito e così facendo ha risparmiato il costo dell’iscrizione in soprannumero pari a 150mila euro) con il Romagna Centro. La formazione romagnoli oggi si chiama Cesena RC.

Se nessuno ripiana e riprende in mano le redini del club il sindaco revisore «senza indugio» - come recita il codice - dovrebbe presentarsi in tribunale e chiedere lo scioglimento e la messa in liquidazione passando la palla ai giudici del tribunale fallimentare e da lì ai magistrati della procura per verificare eventuali ipotesi di reato di natura fiscale e patrimoniale. A meno che il revisor non riscontri o abbia riscontrato anomalie nel passaggio di quote (da Città Digitali srl ad Aldo Castelli) e non decida quindi di vederci chiaro prima di salire le scale del palazzo di Giustizia in via Galli Tassi. E per sciogliere quei dubbi deve seguire un’altra direzione: non quella del tribunale cittadino. Forse vuol capire se, durante la gestione ordinaria, è stata perpetrata una cessione societaria simulata e quindi è necessaria un’azione cautelare di sequestro oppure revocatorie di varia natura. —

L.T.

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