Il Tirreno

Lucca

IL FUTURO della LUCCHESE  

Restano quattro giorni per evitare la fine del calcio professionistico

Restano quattro giorni per evitare la fine del calcio professionistico

L’assemblea dei soci va deserta e se entro il 18 non saranno pagati stipendi e F24 all’ex sindaco revisore non resterà che chiedere al tribunale la messa in liquidazione  

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LUCCA. Novantasei ore per non morire. L’As Lucchese Libertas 1905 - come accadde la scorsa estate per l’iscrizione giunta all’ultimo respiro - torna ad essere a un passo dall’addio al calcio professionistico. Se entro 4 giorni non si trova un imprenditore che rilevi il 98% delle quote dal tandem romano composto da Aldo Castelli e Umberto Ottaviani e che, tanto per gradire, non metta subito sul piatto 230mila euro per pagare stipendi e contributi delle mensilità di gennaio e febbraio, la Lucchese si avvia mestamente all’uscita dalla C. Sarebbe la terza volta negli anni Duemila. Un record davvero poco invidiabile in coabitazione con Cosenza e Gela. Serve un miracolo. Perché alzi la mano chi conosce un imprenditore che decide di mettere sul piatto una cifra consistente per salvare nell’immediato una squadra che, classifica alla mano (13 punti con i 4 della penalizzazione legata al mancato pagamento dei contributi dei mesi di novembre e dicembre), è praticamente nei playout con il rischio di finire in serie D e perdere tutto il parco giocatori. Senza considerare il debito di 1,2 milioni di euro.

ASSEMBLEA DESERTA

Anche la seconda assemblea ordinaria dei soci della Lucchese è andata buca. Alle 12, allo stadio, si sono presentati solo il sindaco revisore Matteo Romani e il socio di minoranza Moreno Micheloni. Non c’era nemmeno Arnaldo Moriconi che all’altro socio all’1% aveva promesso di intervenire all’assemblea ordinaria da solo o in compagnia di Anca Moldovan che rappresenta Città Digitali srl. Non c’erano dubbi invece sull’assenza del detentore del 98% delle quote (Aldo Castelli) e su quella dell’amministratore unico Umberto Ottaviani. Mancando la maggioranza Matteo Romani non ha potuto far altro che invalidarla. Non ci sono più dubbi: chi detiene la maggioranza non ha più interesse a portare avanti la società. L’organo amministrativo non si presenta a parlare dell’assenza di scritture contabili, della sostituzione della carica del sindaco revisore, delle mancate richieste di chiarimenti sulla gestione del club da parte di Co. Vi.So.C. e della copertura della perdita legate alle 350mila euro per la vicenda della fideiussione. In queste condizioni c’è solo una strada da percorrere: il tribunale fallimentare attraverso lo scioglimento e la messa in liquidazione del club.

I TEMPI E LE IPOTESI

Sui tempi siamo convinti che non sia necessario che il dottor Matteo Romani si rivolga al tribunale già in questa settimana. Perché non c’è il pericolo di distrazione di fondi in una società dove non c’è un euro in cassa e la Lega di C ha bloccato i contributi per il minutaggio. E ci sono 4 giorni di tempo per sperare che qualcuno entro il 18 mattina immettano nel conto dedicato i soldi per pagare emolumenti e contributi a calciatori, staff e dirigenti. Ma chi sono gli interessati? Belardelli, socio in affari del patron della Sice, Bettucci, che da luglio prova a prendersi il club senza riuscirci oppure un terzo nome che potrebbe uscire dal cappello a cilindro del vero deus ex machina di questa storia: Arnaldo Moriconi? La verità è che il 18 senza i versamenti i giocatori saranno svincolati e liberi di andarsene, non ci sono i soldi per le trasferte di Chiavari e tantomeno di Olbia e per utilizzare i 5000 euro (il 15% dell’incasso spettante agli ospiti) del derby all’Arena serve l’okay di Ottaviani. Senza dimenticare i decreti ingiuntivi e la maxi multa. Siamo all’epilogo? Ottaviani, rintracciato telefonicamente alle 21,33, si limita a dire: «Tra un paio di giorni potrebbero esserci novità». Potrebbero... —



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