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Lucca

IL FUTURO ROSSONERO 

Salta la prima convocazione dell’assemblea Belardelli: «I romani mi avevano offerto il 98%»

Luca Tronchetti
Salta la prima convocazione dell’assemblea Belardelli: «I romani mi avevano offerto il 98%»

L’imprenditore, socio in affari con Moriconi, attende una telefonata del patron della Sice per rilevare la maggioranza delle quote

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Ultimo giro di lancette per la Lucchese. Una settimana per capire se Lucca calcistica dovrà dire al addio al professionismo per la terza volta in 11 anni (un triste record condiviso con Cosenza e Gela) oppure avrà ancora l’ossigeno per arrivare a fine stagione e lottare sino all’ultimo respiro per la salvezza che oggi, obiettivamente, pare un’utopia. Di certo c’è che in prima convocazione - nella tarda mattinata di ieri nel ventre del Porta Elisa - l’assemblea dei soci convocata dal sindaco revisore dei conti, il dimissionario Matteo Romani (oltre un mese e mezzo fa ha inviato una pec alla società per formalizzare l’addio), non ha raggiunto il numero legale. Presente il solo socio Moreno Micheloni che detiene l’1% mentre, ma era scontato, non si sono presentati Aldo Castelli e l’amministratore unico Umberto Ottaviani che rappresentano il 98% e Città Digitali srl di Arnaldo Moriconi rappresentata da Anca Moldovan che dispone di una quota pari all’1%. Il professionista ha atteso sin oltre le 14 e poi ha rinviato alla giornata odierna, in seconda convocazione, l’assemblea straordinaria. All’ordine del giorno, tra l’altro, c’erano l’azzeramento e la ricostituzione del capitale sociale e la nomina di un nuovo sindaco revisore dei conti. La società è ingessata. La maggioranza è immobile e non si vede dalla fine di dicembre. L’amministratore unico risponde, a singhiozzo, alle mail e non si è mai appalesato. Se, come appare ormai scontato, anche alla seconda convocazione chi detiene la quota maggioritaria non farà sentire la sua voce, il sindaco revisore, codice civile alla mano ritenuto il cane da guardia della società, dovrà prendere atto dell’impossibilità di andare avanti nell’esercizio societario e quindi dovrà senza indugio salire le scale del palazzo di Giustizio e presentare al giudice delegato un’istanza di messa in liquidazione dell’As Lucchese Libertas 1905. In sostanza l’autofallimento. I tempi? La parola senza indugio sta a significare celermente. Poca importa giuridicamente se il sindaco revisore decide di ottemperare già mercoledì 13 marzo o attende sino alla data di scadenza del pagamento di stipendi e contributi (lunedì 18 marzo, servono 230mila euro più altri 80mila dei contributi non versati il 18 febbraio). A meno che - in quel frangente - non avvenga una distrazione di fondi (da escludere visto che i contributi federali sono stati bloccati) il sindaco revisore non rischierebbe un’azione di responsabilità dall’eventuale curatore nominato dal tribunale.

PARLA BELARDELLI

Ma chi dovrebbe mettere i 300mila euro per evitare una penalizzazione di altri 8 punti che darebbe la mazzata finale alle velleità di salvezza? In ballo sempre gli stessi nomi: Bettucci con un imprenditore romano, l’assessore del comune di Lentini (Siracusa) con un misterioso imprenditore lombardo, la cordata con Ulisse e altri soggetti. E non può mancare Pietro Belardelli, 73 anni, socio in affari di Arnaldo Moriconi. Che rivela: «A fine dicembre gli imprenditori romani che detengono il 98% mi offrirono la maggioranza assoluto. Ma secondo lei con l’ostracismo nei miei confronti io prendo la Lucchese senza aver come partner Arnaldo Moriconi? Dico solo questo: sto lavorando per il governo bulgaro con un appalto da 25 milioni legato alla trasformazione di un aeroporto da militare a cargo. Con Moriconi e Martinelli i rapporti si sono raffreddati. Io, ad esempio, avrei cambiato subito la fideiussione come voleva Ghirelli. Nonostante tutto basta una telefonata di Moriconi e io prendo il primo aereo e mi fiondo alla Sice. In 5 secondi trovo l’accordo e proviamo insieme a salvare la Lucchese. Dipende tutto da lui». —

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