Il Tirreno

Lucca

Lucchese, un derby da Pantera il Pisa grandi firme non sfonda

Luca Tronchetti

I rossoneri sfoderano una prestazione di carattere, cuore e personalità confezionando anche tre nitide palle gol

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Cuore, carattere, personalità, orgoglio. C’è tutto questo e tanto altro ancora nella prestazione sfoderata dalle undici pantere rossonere che hanno messo a nudo i difetti strutturali di un Pisa che sbanda spesso e volentieri in fase difensiva e che per tre volte rischia di capitolare. I nerazzurri - al cospetto di una squadra costruita con un budget 7-8 volte inferiore e in una situazione societaria che definire disastrosa è un eufemismo - sono apparsi decisamente vulnerabili dalla cintola in giù e non hanno saputo approfittare, complici anche i due pali colpiti, delle occasioni avute nel corso di un derby che, specie nella ripresa, è stato divertente e ricco di spunti. Nel clan rossonero resta il rammarico per non aver finalizzato al meglio il lavoro di preparazione dei centrocampisti che, con una certa continuità, hanno preso d’infilata la retroguardia avversaria mancando dell’istinto del killer in zona gol in grado di dare il colpo di grazia alle mire velleitarie del Pisa.

I PODISTI ROSSONERI

Corsa e pressing le armi sfoderate dai ragazzi di Favarin (il mister squalificato in tribuna ha stretto mani e ricevuto i complimenti di tutti, segno che l’uomo prima ancora del tecnico gode di stima incondizionata) che schierano 5 under con un 4-4-2 che prevede un centrocampo a rombo con Mauri vertice basso e Provenzano vertice alto in versione trequartista. Pronti, via e Isufaj ben pescato in area conclude a lato di testa da buona posizione e completamente libero. Poi, per venti minuti, si vede solo il Pisa. Ci provano da fuori Verna, Gucher e Minesso che, su calcio di punizione, impegna Falcone in una bella deviazione in corner. Ma con il passare dei minuti la Lucchese trova i corridoi giusti e gli spazi per mettere in atto micidiali ripartenze e fa venire i brividi dalle parti di Gori su punizione da 30 metri calciata dal solito Lombardo. Dopo mezz’ora di gioco s’intuisce che il gol può arrivare soltanto da un errore o da un calcio piazzato. E per poco la frittata non la combina il più esperto in maglia rossonera: il centrale Martinelli. Scocca il 32’ quando in fase di disimpegno, pressato da Masucci, che forse commette pure fallo, perde palla e consente a Minesso di entrare in area e cercare il palo più lontano da Falcone in uscita. L’urlo del fantasista resta strozzato in gola quando la sfera va ad incocciare il legno e rientra in campo con Gabbia lesto ad allontanare. Un contraccolpo psicologico per i padroni di casa che nell’ultimo quarto d’ora perdono metri e misure nei confronti dei più aggressivi e dinamici avversari. Capaci di disegnare interessanti geometrie e scambiare di prima con disarmante facilità arrivando al tiro senza trovare lo specchio della porta. Ma negli ultimi tre giri di lancette della prima frazione prima Zanini e poi Lombardo, direttamente su corner, impegnano severamente il portiere Gori mettendo a nudo le difficoltà nerazzurre in fase di non possesso.

INERZIA ROSSONErA

Nel secondo tempo chi si aspetta una Lucchese «spompata» resta deluso. Anzi, sono i rossoneri a salire in cattedra con una personalità che non t’aspetti. Prima Provenzano da fuori e poi Isufaj con uno splendido colpo di testa mettono i brividi a Gori. L’inerzia del match è nelle mani di Bortolussi e soci che in campo aperto creano situazioni di superiorità numerica. Proprio sui piedi del capitano - dopo una splendida triangolazione in velocità con l’onnipresente Bernardini - capita una ghiotta occasione neutralizzata dall’estremo di casa e dieci minuti dopo è lo stesso attaccante a sfiorare il gol su colpo di testa. E il Pisa? D’Angelo capisce l’antifona e inserisce il totem Moscardelli e il difensore Buschiazzo riportando in mezzo al campo De Vitis in modo da alzare il baricentro. Ma gli strappi di Di Quinzio non bastano da soli a creare apprensione alla retroguardia ospite. Il finale è convulso e nel recupero in mischia Falcone ci mette il piede per evitare il gol-beffa di Masucci dopo un batti e ribatti nell’area piccola. Alla fine i 500 supporter rossoneri urlano a gran voce il nome dei loro idoli: ragazzi di grande dignità, che non mollano nonostante le mille avversità quotidiane. —

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