Gioco
Noviello, rossonero in eterno grazie alla storica doppietta che fece piangere i cugini
Sino alla sfida del 6 aprile 2005 non aveva mai segnato in C1 «Sostituivo Carruezzo e nella prima frazione non toccai palla Mi scatenai nella ripresa»
«A Pisa briai di vino Noviello». Quello striscione esposto in Curva Ovest nella partita successiva a quella disputata all’Arena Garibaldi è il ricordo più nitido di quei sei mesi trascorsi a Lucca. Una città che non si è dimenticata di lui e che lui non ha mai dimenticato. Lui è Giorgio Noviello, 35 anni, da tre stagioni attaccante per diletto nel Marina, formazione di Montermarciano (Ancona), che milita in Eccellenza marchigiana, e il 6 aprile 2005 in un giorno infrasettimanale (mercoledì) con 150 tifosi al seguito si sentì un calciatore vero: segnò la sua prima e unica doppietta nei professionisti giocando in trasferta contro la formazione rivale per antonomasia della Lucchese. «Giocai titolare per sbaglio - dice Noviello - Carruezzo non stava bene e mister Nicoletti mi fece partire dall’inizio. Nei primi 45’ non toccai palla e loro andarono in vantaggio con un gol del difensore Melucci». La Lucchese è inguaiata, lotta per evitare la C2, il Pisa intravede ancora possibile agganciare il treno playoff. A distanza di 14 anni Noviello ricorda bene ciò che gli disse il suo compagno e compaesano Giovanni Martusciello (entrambi sono di origini partenopee) prima di entrare in campo. Noviello è carico a mille e nel sottopassaggio incrocia il suo compagno più esperto (oggi Martusciello è uno dei collaboratori tecnici di Spalletti all’Inter): «Giovanni, oggi ce li mangiamo». Il mediano di rimando come nella più classica commedia napoletana: «Giorgio, tu solo i maccheroni puoi mangiare». Altro che maccheroni. Nella ripresa il ventenne Noviello si scatena: « Primo rubo palla in velocità all'esperto Ogliari e dal limite lascio partire una rasoiata che s'infila nel sette alla sinistra di Puggioni: è il mio primo gol in C1». Lo scugnizzo non ha nemmeno il tempo per rendersene conto che realizza il secondo gol che regala i tre punti: «Mi fiondo su un pallone vagante, taglio verso il centro, aggiro un difensore, mi presento da solo dalle parti del portiere che supero in uscita con un pallonetto facendo ammutolire l'Arena Garibaldi con i 150 tifosi rossoneri che festeggiano stropicciandosi gli occhi. Per salutare i miei genitori sotto la tribuna dove c'erano i miei genitori ho ricevuto gli insulti dei supporters nerazzurri». E negli spogliatoi, a fine partita, l’abbraccio all’esperto Martusciello: «Giovanni, io mangerò maccheroni, ma quelli non mi hanno visto proprio». Una settimana da Dio quella trascorsa da Noviello: «Mi sono sentito appagato: per la prima volta ho creduto di essere un giocatore vero. Qualche giorno dopo passeggiando per le vie del centro ho incrociato tifosi, ma anche gente comune, che si fermava e mi ringraziava come fossi stato un ero. Il Tg 3 Toscana fece un servizio su di me che ho registrato e conservo e il presidente Grassi mi fece un regalo: il premio doppio. Per me che guadagnavo poco una vera goduria». Momenti irripetibili nella carriera di una promessa che non è mai sbocciata: San Marino, Ternana, Foligno, Fano, Taranto, Pontevecchio, Viterbese, Bastia Umbra, Spoleto, Corridonia tra C1, C2, D ed Eccellenza. «Ho trovato moglie nelle Marche e mi sono stabilito in questa zona. Confesso che mi sarebbe piaciuto vivere a Lucca. Una città incantata e piena di bellezze artistiche. Dovevo tornare in prestito dall’Empoli anche l’anno successivo. Ma Grassi lasciò e con l’arrivo di Hadj gli azzurri mi dirottarono altrove». —
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