Gioco
Serve un milione dalla nuova proprietà
È la cifra che azzererebbe il debito e che darebbe agli acquirenti credibilità agli occhi dell’opinione pubblica
C’è un unico modo per i nuovi proprietari dell’As Lucchese Libertas 1905 di acquistare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica dopo l’ira di tifosi, giocatori e media alla presentazione di venerdì pomeriggio nella sala stampa del Porta Elisa. Effettuare un bonifico sul conto corrente della Lucchese pari a 1.170mila euro, accollandosi il debito pregresso e azzerando le passività in modo da poter operare sul «pulito» dando così una risposta alla piazza, ai calciatori e alla stampa. Se davvero ci sono personaggi importanti dietro al presidente Aldo Castelli sosia di Gianni Minà, all’amministratore delegato Umberto Ottaviani che da 50 anni è nel mondo delle banche e della finanza e al consulente di mercato Enrico Ceniccola guardialinee in A amico di Luciano Moggi, non sarà un’impresa titanica riuscire prima dell’Epifania a trovare la cifra necessaria per tranquillizzare gli sportivi depressi. Se invece questi personaggi sono arrivati a Lucca per fare un altro tipo di calcio (il mercato è alle porte) e usufruire di una cifra che si aggira tra i 600 e i 900 mila euro (tra legge Melandri, valorizzazioni e minutaggio) allora è il momento che chi vanta crediti nei confronti dell’As Lucchese Libertas 1905 si rivolga alle sedi competenti attraverso i decreti ingiuntivi. D’altronde, dopo gli ultimi accadimenti, della situazione del club si stanno interessando sia gli organi federali (lega di C, Assocalciatori), sia quelli istituzionali (giunta e consiglio comunale), sia quelli inquirenti (forze dell’ordine con le fiamme gialle in primis). Parafrasando Ennio Flaiano, «la situazione è grave, ma non è seria» perché stiamo parlando di calcio e non di malattie. Certo è che lo spettacolo a cui siamo stati costretti ad assistere è stato davvero deprimente. E non si capisce perché Arnaldo Moriconi abbia deciso di cedere il 98% del club a Castelli e soci alla quota simbolica di 1 euro e senza alcuna opposizione anche da parte di chi aveva l’obbligo di non dare il gradimento. La notte porta consiglio e ci auguriamo che il patron della Sice e i suoi collaboratori decidano di fare marcia indietro con il consenso dei nuovi proprietari che non troverebbero comunque terreno fertile sulla loro strada. D’altronde la procedura - dopo l’atto stipulato lunedì 17 dicembre dal commercialista Gabriele Landucci - prevede 30 giorni di tempo per la trasmissione all’ufficio competente per la gestione del Registro delle Imprese alla Camera di Commercio. A meno che, come annunciato ieri l’altro, Pietro Belardelli, socio in affari, non decida di venire in soccorso del suo amico Arnaldo. Ripensando a questa storia, con un finale ancora tutto da scrivere, resta un mistero il motivo dei continui niet di Moriconi. Dall’imprenditore bolognese di origine campane Nicola Di Matteo che aveva offerto 500mila euro all’immobiliarista umbro-romano Giorgio La Cava disposto ad accollarsi il 30%; dalla cordata di avvocati romano-milanesi con l’ineffabile procuratore sportivo Alfredo Morrone come referente a quella umbro-romana che aveva il ds Vittorio Cozzella come capofila; dal tentativo del romano Stefano Ulisse con il dg Lucchesi sullo sfondo, sino alla proposta dell’ingegner Pioppi - messa nero su bianco il 17 luglio e con Fabio Bettucci e Tito Corsi come referenti - che s’impegnava ad accollarsi il 70% del debito sino ad un importo di 1,2 milioni. —
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