Sicurezza
Rossoneri, la parola «salvezza» è il mantra della stagione
Salvezza. Dev’essere la parola chiave, il mantra di questa Lucchese che oggi, in virtù della penalizzazione, è fanalino di coda del campionato con 5 punti in classifica. Vero, in Appello - specie...
Salvezza. Dev’essere la parola chiave, il mantra di questa Lucchese che oggi, in virtù della penalizzazione, è fanalino di coda del campionato con 5 punti in classifica. Vero, in Appello - specie dopo che la società ha inviato alla procura della Repubblica una denuncia per tentata truffa in relazione all’acquisto di Grassini e C. dell’As Lucchese Libertas 1905 - il club guidato da Arnaldo Moriconi è convinto di riavere 4-5 punti (il verdetto è atteso tra dicembre e gennaio) che consentirebbero alla squadra di navigare in acque decisamente più tranquille. Ma i valori alla fine vengono a galla. Ed è bene dire che questa squadra, che sinora non è apparsa inferiore a nessuno degli avversari affrontati, ha dei limiti. Strutturali. Tolti 12-14 calciatori gli altri faticano in categoria. E specie in difesa non ci sono alternative. Contro la Robur Siena - che dopo la vittoria con il Pisa è crollata in casa con la Pro Vercelli (il segnale di un campionato livellato verso il basso) - mister Favarin dovrà fare a meno dei suoi due pilastri: Martinelli, espulso con il Pisa e che sarà squalificato, e Gabbia in procinto di rispondere alla convocazione dell’Italia under 20. Unico difensore affidabile di ruolo resta De Vito. Qualcosa «Giancarlone» dovrà inventarsi. Nella speranza che l’infortunio di Mauri sia assorbito prima del derby con i maestri del panforte. E purtroppo in giro oggi c’è davvero poco. La sfortunata vicenda di Perico (costretto a rinunciare per i problemi di salute di papà Eugenio), l’infortunio di Coda e lo snobismo di Blanchard che aspetta la serie B, costringono Obbedio ad attendere la riapertura del mercato per rimpolpare la rosa acquistando almeno tre elementi e cedendone se possibile il doppio. Ma nell’attesa la Lucchese dovrà fare della necessità una virtù. Tornando al ko interno con il Pisa occorre registrare come, contro una squadra decisamente più tecnica e costruita per arrivare in alto (il ds Gemmi ha speso cinque volte in più di quanto ha speso la Lucchese) Bortolussi e compagni non abbiano affatto demeritato. Il pari, come è stato detto dal buon Carlone Bini a fine partita, sarebbe stato il risultato che meglio avrebbe rappresentato questa sfida. Non ci è piaciuto - e lo diciamo senza mezzi termini - l’arbitraggio. Non tanto e non solo per certe decisioni che hanno finito per danneggiare la Lucchese (espulsione in primis), ma anche per l’insicurezza manifestata durante tutto l’incontro con quelle continue richieste d’aiuto ai collaboratori di gara che hanno finito per decidere per lui. Serviva un direttore di gara di maggior spessore e più autorevolezza. Speriamo che si tratti di un caso e che in futuro il designatore tenga conto dell’importanza della posta in palio. È stato bello il colpo d’occhio con i 4500 che hanno colorato e colorito il Porta Elisa con un incitamento incessante e coinvolgente. Sarebbe bello rivedere più spesso uno stadio pieno di gente e di tifo sano. —
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