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Favarin e il Pisa, nessuno è profeta nella propria patria

Luca Tronchetti
Favarin e il Pisa, nessuno è profeta nella propria patria

Tra trattative non andate in porto ed esoneri lampo la storia di un rapporto conflittuale Il mister nato a Coltano: «Nonostante le origini, fossi un calciatore esulterei dopo il gol»

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LUCCA

La locuzione latina «nemo propheta in patria» (nessuno è profeta nella propria patria) calza a pennello nella storia professionale di Giancarlo Favarin, 60 anni, nato a Coltano e residente ad Arena Metato. Un pisano che con Pisa - intesa come squadra di calcio - ha sempre avuto un rapporto complicato. Una volta rifiutato, un’altra sedotto e abbandonato. Senza considerare che un pari nel derby al Porta Elisa fu l’anticamera dell’esonero a Lucca dopo due anni di trionfi.

Mister, dica la verità: Pisa non le porta bene.....

«Guardi, credo che negli ultimi anni la tendenza sia migliorata. La scorsa stagione alla guida del Gavorrano ho strappato 4 punti ai nerazzurri ottenendo la mia prima vittoria da allenatore (1-0 gol di Brega). Mi piacerebbe proseguire..».

Mettiamola così: in caso di vittoria lei esulterà o resterà tranquillo in panchina?

«Sono l’allenatore e devo tenere un certo contegno dando l’esempio. Certo, se fossi un calciatore e magari segnassi un gol, anche se abito dalle parti di Pisa andrei a festeggiare con i compagni sotto la curva».

Pisa è piazza ambita per calciatori e tecnici. Una panchina che lei una volta ha sfiorato e un’altra accarezzato per un mese. Da dove cominciamo?

«Estate 2001. Sono reduce da ottimi campionati con il Castelnuovo. Siamo arrivati anche ai playoff promozione. Vengo contattato dalla proprietà (Gerbi-Posarelli) e i giornali (specie Il Tirreno) spinge per il mio nome. Sogno ad occhi aperti quella panchina. Ma all’ultimo tuffo mi preferiscono Guido Carboni che proveniva dalla Primavera del Genoa. Solo dopo ho saputo che il ds Castagnini, ex manager del Grifone, aveva spinto per il mio collega».

Passano 14 anni e il treno verso Pisa passa di nuovo.

«Stavolta ci salgo sopra, ma scendo alla prima fermata. Avevo appena vinto il campionato di serie D con la Fidelis Andria quando ricevo una telefonata dal club nerazzurro. Il presidente era Carlo Battini e sapevo delle difficoltà in cui si barcamenava la società che l’anno prima aveva speso un mare di soldi senza vincere il campionato. Andai comunque convinto di far bene».

Lui dalla Puglia arriva in Toscana. E indovinate chi va in Puglia al suo posto? Tal Luca D’Angelo, classe 1971, ex terzino, reduce da un campionato con l’Alessandria e attuale allenatore del Pisa. Quando si dice le coincidenze della vita....

A Pisa dura poco: dal 19 luglio al 18 agosto.

«Facemmo la preparazione a Bientina con tante difficoltà, ma con la consapevolezza di avere una città che ci appoggiava». Il mister guida la squadra nella Coppa Italia Tim: «Vincemmo 4-1 in casa con il Sestri Levante e poi perdemmo a Salerno di misura nei minuti finali. Con la proprietà avevo già stilato una lista di giocatori da prendere: Infantino all’attacco e Crescenzi in difesa». A quel punto arriva Lucchesi e per Favarin non c’è più spazio. «Due amichevoli con Castelnuovo e Viareggio e poi il direttore mi comunica l’interruzione del rapporto. Venne Gattuso e il Pisa finì per vincere il campionato ai playoff con 7-8 undicesimi della mia squadra. Mi resta il rammarico di non aver avuto la possibilità di lavorare con quel gruppo». Poco male. A novembre il tecnico di Coltano va a Venezia e vince il sue secondo campionato di D in laguna.

Anche da tecnico della Lucchese, il Pisa ha avuto un influsso negativo.

«10 ottobre 2010, serie C1. Avevo vinto due campionati, il più bel periodo della mia carriera. Ma c’erano problemi societari e la squadra era reduce da 4 ko di fila. Di fronte a 4200 spettatori andiamo in vantaggio nella ripresa con Marotta che poi viene espulso. Resistiamo in dieci sino ai minuti di recupero. Poi, nell’unico tiro in porta degli ospiti, su un rinvio corto di Lollini la sfera finisce a a Tabbiani che dal limite segna l’ultimo gol tra i professionisti della sua carriera. Se avessimo vinto quella partita forse non sarei stato esonerato la settimana successiva dopo il ko di Cava dei Tirreni. Ma la vita è una ruota e la fortuna gira. La mia squadra è carica: per domani sono fiducioso». —

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