Gioco
Bongiorni e il gol dell’ottobre 76 «Dopo la vittoria andai a cena con i pisani Barbana e Di Prete»
L’attaccante rossonero ricorda la sfida vinta al Porta Elisa 42 anni fa con oltre 14mila paganti «Arrivai in corsa e di collo pieno mandai la sfera sul palo sinistro»
LUCCA
Se chiude gli occhi rivede la scena e si illumina. Antonio Bongiorni, 71 anni, prima attaccante e oggi talent scout (il Margine Coperta l’ha creato lui) due stagioni da protagonista, qualche fascia di capitano al braccio e soprattutto una data e un gol da ricordare per sempre. 24 ottobre 1976, Lucchese-Pisa 1-0, la rete al 5’ della ripresa di “Toniolo”. «Già, e chi se lo dimentica quel giorno. Mi marcava Rapalini, il biondo terzino con i baffi (all’epoca i difensori se li facevano crescere per infondere timore agli avversari) che picchiava come un fabbro. Ma io non avevo paura di nessuno, in campo mi facevo rispettare. Figurarsi se poi c’era il derby con il Pisa, un appuntamento atteso da tutta la città». Alla vigilia ritiro alla villa in viale Castracani. «Eravamo carichi a molla. In settimana al campo di allenamento a S. Anna, dove oggi ci sono i campi da tennis, vennero centinaia di persone. Meregalli ci teneva sulla corda perché sapeva l’importanza della posta in palio . C’erano calciatori forti, gente che dava del tu al pallone».
La formazione. La Lucchese schierò Pierotti in porta, Cisco, Pollacchi, Nobile e Dariol in difesa, Gaiardi, Bertolucci e Vescovi a centrocampo e il tridente formato da Mario Piga, Belloli e Bongiorni. Un derby equilibrato con i nerazzurri che rischiarono di passare in vantaggio: «Pierotti salvò un pallone calciato in diagonale dal povero Barbana e destinato a gonfiare la rete».
La rete. Il ricordo è nitido: «Attaccavano dalla parte dell’allora lato tennis. Cross dalla destra di Mario Piga, io che da dietro arrivo in corsa all’altezza del secondo palo e mi sposto andando incontro alla sfera verso il dischetto di rigore. La palla scende e io di collo pieno e di controbalzo la spedisco all’angolo opposto dove Doveri non può arrivarci. Venne giù lo stadio con le gente che scandiva il mio nome. Poi Pierotti mise in cassaforte il risultato con un’altra parata decisiva».
La cena. La rivalità si fermava al triplice fischio. Poi, come accade nelle partite di rugby, i calciatori andavano a cena assieme: «Io e Vescovi avevamo fissato al Don Carlos (un ristorante prima del foro di San Giuliano) con Di Prete e Barbana, il tandem d’attacco del Pisa. Ci ritrovammo allo stesso tavolo a parlare della partita e a prenderci in giro. Quello era il calcio vero e genuino. In campo ci si picchiava, ma fuori non c’erano nemici». —
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