Gioco
«In Coppa ci fu equilibrio, ma adesso chiederò ai miei di tirare di più verso la porta»
LUCCANon è superstizioso. Perché altrimenti ci sarebbe poco da stare allegri visto che sia da calciatore (per tre volte) che da allenatore (il 12 agosto scorso) dal Porta Elisa è sempre uscito...
LUCCA
Non è superstizioso. Perché altrimenti ci sarebbe poco da stare allegri visto che sia da calciatore (per tre volte) che da allenatore (il 12 agosto scorso) dal Porta Elisa è sempre uscito sconfitto. Alessandro Dal Canto, 43 anni, ex difensore di A e B e nelle ultime due stagione trainer della Primavera della Juventus, ha riguardato mille volte le sfide di Coppa Italia contro la Lucchese. Ed è arrivato ad una convinzione: «L’unica cosa che domani (oggi) chiederò ai miei è quella di tirare di più in porta. Abbiamo elementi in grado di farlo con precisione e puntualità (Cutolo e Foglia su tutti). Dobbiamo osare di più» Rispetta, ma non teme la Lucchese: «Nelle due partite ci fu un sostanziale equilibrio anche se la dea bendata venne in soccorso dei rossoneri (gol di rimpallo all’andata su errore difensivo in mischia, rigore sbagliato nel finale sull’1-1 da Brunori Sandri). Loro hanno un bravissimo allenatore e alcuni elementi di spessore. Ma io mi tengo i miei ragazzi: siamo cresciuti e dobbiamo dimostrarlo. D’altronde in C si vive spesso sull’episodio che decide una partita. Speriamo stavolta di essere più fortunati». Il modulo è il 4-3-1-2: «Gioco con le tre punte e mi adatto alle circostanze. Devo ringraziare la serietà della società con il presidente La Cava e il ds Pieroni che mi consentono di lavorare con tranquillità. La chiarezza è al centro del progetto: salvezza da raggiungere senza patemi». Sul caos nel calcio, Dal Canto ha idee chiare: «Inutile girarci intorno. Le squadre professionistiche sono troppe, i soldi pochi e i ciarlatani in aumento. Ogni anno saltano 5-6 società e i giocatori restano a piedi e senza stipendio. Meglio non vender fumo e parlare chiaro. Siamo ai titoli di coda: la Figc deve ripristinare il semiprofessionismo».
LUCA TRONCHETTI
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