La manifestazione
Obbedio ritorna e scommette «Salvezza evitando i playout»
Usa una metafora per spiegare la sua decisione di rescindere con la Viterbese: «Meglio navigare libero su una scialuppa che incatenato su uno yacht»
LUCCA
Dura 56 giorni l’esilio forzato di Antonio Obbedio che, da persona coerente e dabbene, aveva lasciato la Lucchese quando, nonostante i suoi segnali d’allarme che solo in pochi avevano recepito, la piazza osannava il tandem Grassini-Lucchesi. Destinazione Viterbo con il suo amico Giovanni Lopez in panchina. Ma non poteva durare con un certo Piero Camilli, imprenditore del settore macellazione ovina e caprina, autentico padre-padrone del club della Tuscia. E quando il cronista lo provoca con la domanda più banale (meglio avere come presidente Piero Camilli o Arnaldo Moriconi?) Lui risponde ridendo «Moriconi tutta la vita. È un imprenditore importante e avere la sua fiducia mi rende orgoglioso. Ma ringrazio anche i soci: da Carlo Bini, che è stato fondamentale, a Campani e a tutti gli altri. Potevo fare scelte professionali diverse (Monopoli?, ma questa piazza è unica. L’obiettivo mio e del mister è quello di raggiungere la salvezza evitando i playout. Riuscirci sarebbe come vincere il campionato». I soldi per Obbedio non sono tutto. Poteva starsene alla Viterbese e riscuotere lo stipendio senza far nulla. Ha preferito rescindere e tuffarsi in un’avventura con la sua Lucchese. Usa una metafora il ds che anche dietro la scrivania non smette di fare il mediano: «La dignità non ha prezzo: preferisco navigare libero su una scialuppa in mezzo all’Oceano piuttosto che incatenato su uno yacht». In fondo Obbedio non è mai andato via dalla Lucchese. Anche quando era lontano sognava il Porta Elisa. I lavoro non l’ha mai spaventato. E di lavoro da fare ce n’è davvero molto.
Il feeling con mister Giancarlo Favarin è già consolidato: «È l’allenatore giusto nel posto giusto e per il tipo di campionato che deve fare la Lucchese. Lacrime, sangue e sacrificio. Testa bassa e pedalare. A Lucca ha vinto due campionati ed è amato ed apprezzato. Quello che ha fatto vedere la squadra in Coppa Italia sul piano della mentalità e dell’atteggiamento e quanto di meglio si potesse sperare». Servono 6-8 giocatori. «Se Tavanti, come temiamo, dovrà operarsi al ginocchio e starà fermo 4-5 mesi ci servono due difensori, due esterni, un centrocampista centrale e due punte con la priorità a un attaccante importante come è stato Forte due anni fa. Poi con Biato dobbiamo valutare i due portieri. Aiolfi e Pagnini sono buoni prospetti, ma hanno giocato poco. La penalizzazione? La società si sta muovendo per dimostrare che i ritardi non sono dipesi da questa proprietà. Un conto è avere 6-7 punti in meno un altro 10-12. L’importante sarebbe partire forte annullando il gap e acquistando consapevolezza nei nostri mezzi. Il girone? Spero in quello orizzontale (Umbria, Marche, Emilia), ma soprattutto mi auguro in un torneo a 18 con 2 retrocessioni». —
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