Gioco
Lucchese nel baratro Ora la nuova società o un anno senza calcio
Domani alle 19 scade il termine per presentare il ricorso Poche le speranze che Moriconi (o altri) versino 464mila euro
LUCCA
Una fiammella di speranza sempre più piccola. Se entro le 19 di domani non sarà presentato ricorso al consiglio federale con tanto di ricevuta del bonifico di 464mila relativo al ripianamento e al pagamento di stipendi e contributi arretrati per la gloriosa Lucchese sarà la fine. Il club rossonero giovedì è già stato escluso dal campionato e soltanto vincendo il ricorso può essere riammesso in C1. Altrimenti la Pantera sparirà dal calcio professionistico.
L’unica boa di salvezza è Arnaldo Moriconi che, dopo avere investito tanto, dovrebbe rimettere mano al portafoglio e garantire la ricapitalizzazione. L’imprenditore della Sice, lo stesso che fino a pochi mesi fa era contestato e “invitato” a cedere la società al duo Grassini-Lucchesi (un grande bluff), non sembra intenzionato a fare questo passo o al massimo pagare solo una parte.
In questi giorni (anche ieri) ha fatto viaggi e colloqui per trovare soci credibili per rilevare la società rossonera. Ma tutti gl interlocutori hanno chiesto a Moriconi di anticipare i 464 mila euro per poi aprire una trattativa. Il problema però sono i tempi stretti, visto che sarebbe complicato, se non impossibile fare tutto in un giorno: cessione delle quote da Grassini a Moriconi, regolarizzazione delle situazione e formare una nuova società. Soprattutto trattandosi di una multinazionale (del settore sanitario) che, secondo quanto sostenuto dall'intermediario Fabio Bettucci, è seriamente intenzionata a fare calcio a Lucca.
Qualcosa si sarebbe mosso anche a livello politico, ma ormai è troppo tardi. E comunque il punto è che il tracollo è stato causato da Grassini che non ha adempiuto agli impegni. Se non salteranno fuori i soldi per ripartire dalla C1, sia pure con una maxi penalizzazione, la Lucchese è destinata al suo terzo fallimento in dieci anni. E poi?
Stavolta, senza imprenditori, il rischio è di restare un anno fermi. Un anno senza calcio per stemperare la tensioni e provare a costruire una società solida che riparta dall’Eccellenza o dalla D, da zero o con una fusione con altri club della provincia (vedi Spal-Giacomense e Vicenza-Bassano). Oppure una nuova società che provi subito a ripartire, ma dalla D non sarebbe facile. Altrimenti la Terza Categoria. E per i tifosi e la città sarebbe un'umiliazione. —
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