Il Tirreno

Lucca

Drocker, il figlio d’arte salito sul tetto d’Italia

di Alessandro Petrini
Drocker, il figlio d’arte salito sul tetto d’Italia

Il classe 2001 ha conquistato il titolo italiano Under 18 con la Stella Azzurra Suo padre Gian Paolo è il simbolo di 25 anni di pallacanestro lucchese

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LUCCA . Da Lucca a Roma conquistando un posto in quintetto nel campionato di serie B. Ora Gian Marco Drocker nella sua giovane bacheca può mettere anche il titolo italiano Under 18, appena conquistato con la sua Stella Azzurra nelle finali nazionali di Montecatini battendo in finale la Virtus Roma in un derby fratricida che durante la stagione regolare gli stellini non erano mai riusciti a vincere. Gian Marco è figlio d’arte. Suo padre è Gian Paolo Drocker che a Lucca ha rappresentato la pallacanestro negli ultimi 25 anni, segnando più di 8000 punti e conquistando promozioni a raffica. Un capitano, ma in questo caso soprattutto un genitore, che ha sempre seguito il figlio da vicino, sostenendolo senza però mai forzarlo nelle decisioni.

La svolta per Gian Marco arriva nell’estate del 2016 quando a soli 15 anni e mezzo viene inserito nel gruppo della C Gold. «Ho iniziato la preparazione senza pensare che avrei trovato tanto spazio durante l’anno – dice lui – poi a poco a poco sono diventato un giocatore importante nelle rotazioni». Nel frattempo c’è anche l’impegno con la squadra Under 18, quella di tutti i suoi amici, nati e cresciuti a Lucca, che ha l’opportunità di fare bene. Gian Marco è nato nel 2001 e deve confrontarsi con i 1999 e i 2000 ma è uno dei leader indiscussi. «Ogni partita che vincevamo era una sorta di conto alla rovescia per portare la squadra della mia città alle finali nazionali Under 18, impresa mai riuscita prima a nessuno. È stato emozionante».

Durante l’estate quindi arriva la chiamata in Azzurro per il Festival olimpico della gioventù europea in Ungheria. «Ho capito che avrei potuto competere contro chiunque. È l’opportunità che mi ha permesso di fare il cambio di mentalità per giocare a basket non più solo come divertimento ma come lavoro nella vita». Ad agosto la scelta di continuare con la serie C Gold per poi trasferirsi definitivamente a Roma a metà gennaio. «Mi si è aperto un mondo – ammette subito –. Sono cresciuto sotto tutti gli aspetti: nel gioco e fuori dal campo con la vita di foresteria. La società e lo staff mi hanno subito messo tutto a disposizione per poter migliorare e fare allenamenti individualizzati la mattina e poi allenarmi il pomeriggio con il settore giovanile e la prima squadra. Ringrazio Germano D’Arcangeli e tutta la Stella Azzurra perché mi hanno subito dato spazio e fiducia anche in serie B. Ho partecipato a una tappa dell’Eybl (Lega giovanile europea) in Polonia e poi ci sono state le finali nazionali Under 20 a Torino dove siamo arrivati terzi perdendo in semifinale contro la Virtus Bologna».

A quel punto è il momento dei playoff di serie B in una stagione chiusa da Drocker a oltre 6 punti di media in 17 minuti di impiego. Dopo aver battuto Bisceglie nei quarti, in semifinale arriva la sfida a Palestrina del lucchese Andrea Barsanti, uno che Gian Marco l’ha praticamente visto nascere. «Giocare contro Andrea è stato da pelle d’oca anche se quando l’ho marcato mi ha segnato due volte in faccia – ricorda –. Era già venuto a vedermi quando ero partito in quintetto contro Barcellona e mi aveva detto che il suo sogno sarebbe stato giocare contro di me e poi magari insieme a me». Poi le finali nazionali Under 18 a Montecatini, per coronare un sogno. Qui Drocker è tra i protagonisti assoluti della squadra con 10 punti e 7 rimbalzi conquistati in 23 minuti di media. «Sapevamo di potercela giocare con tutte le squadre nonostante ci fossero formazioni attrezzate come Trento, Reggio Emilia, Bassano e la stessa Virtus Roma che abbiamo battuto in finale. È stato bellissimo giocare e vincere davanti a tantissimi amici di Lucca. Tengo a ringraziare la mia famiglia, che è sempre stata presente quando giocavo e mi ha seguito in tutta italia. Poi a babbo, che è da sempre il mio modello da quando sono piccolo, e per me giocare con il numero 4 ha un significato particolare».

Ora per lui inizia un periodo di vacanza in attesa di sapere dove sarà il prossimo anno, perché lo scudetto Under 18 non può che essere solo l’inizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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