Sicurezza
«Se chiama Lucchesi non posso rifiutare»
Antonio Magli, storico segretario sportivo, ricorda gli anni con il suo maestro
LUCCA. «Sono fuori dal calcio dal 2008, ma di fronte a una telefonata di Fabrizio Lucchesi non sarebbe possibile dire di no». Dall’altro capo del telefono c’è Antonio Magli, 50 anni, per 8 anni segretario sportivo della Lucchese e secondo solo a Fabio Bonelli come militanza nella segreteria rossonera. È tra le persone che conosce meglio l’ex direttore generale dell’Empoli avendo lavorato con lui nel club azzurro per quattro stagioni (dal 1996 al 2000). «Rimasi coinvolto nel fallimento del Pisa di Romeo Anconetani dove svolgevo il ruolo di segretario del settore giovanile. Avevo avuto modo di conoscere Lucchesi che mi telefonò e mi chiese la disponibilità di venire ad Empoli ad una condizione: dovevo conoscere a menadito le carte federali. Visto che masticavo abbastanza bene la materia accettai e ad ottobre 1996 ero nella sede degli azzurri allora promossi in serie A. Ricordo ancora che il giorno prima del mio insediamento avevano rubato dalla sede i biglietti della partita con il Milan e c’era una discreta confusione. Con Lucchesi sono cresciuto e dal settore giovanile sono passato alla prima squadra dell’Empoli». Magli non ha dubbi: Lucchesi è il più bravo di tutti nel suo ruolo: «È un profondo conoscitore di calcio, un eccellente operatore di mercato e un ottimo conduttore di società. Una persona ambiziosa che si prefigge degli obiettivi e difficilmente non riesce a portarli a termine. Da come lo conosco io è uno stakanovista: capace di lavorare senza sosta per più di 24 ore e che vive esclusivamente di calcio. Chi non si adegua fa le valigie in fretta. Mi ricordo che una volta sono partito dalla sede dell’Empoli alle 6,30 del mattino con l’auto della società mentre lui alla stessa ora prese l’aereo. C’incontrammo al suo arrivo all’aeroporto e lo accompagnai da alcuni operatori di mercato. Lavorammo senza dormire sino a mezzogiorno del giorno successivo e in quella circostanza lui riuscì a vendere Tonetto al Milan per una cifra record». Tanti gli aneddoti che lo legano a quel periodo formativo: «Lucchesi camminava con lo startac Motorola incollato all’orecchio. Era uno dei primi cellulari e aveva lo sportellino che si chiudeva a fine conversazione. Giornalisti, tecnici, procuratori e direttori sportivi facevano a gara per chiamarlo e contavano “le sportellate” (tradotto le chiusure di comunicazione) avute durante la giornata. Ricordo con grande trasporto le riunioni con i collaboratori tecnici Daniele Baldini e Alessandro Pane e i siparetti tra Lucchesi e Delneri nel breve soggiorno empolese del tecnico furlan». Roba da “Mai dire gol”. «Quei due non si capivano proprio. Per il direttore ci voleva la pagina televideo 777 per tradurre il linguaggio biascicato del futuro tecnico di Juventus e Udinese». Un rapporto incrinato all’origine che durò un paio di mesi prima dell’esonero del trainer. Prosegue Magli: «Lucchesi è stato anche un precursore dei contratti ai giocatori allungati di un anno a guadagnare di meno per far risparmiare il club da un lato e fidelizzare il calciatore dall’altro. A fare da cavia fu l’attaccante Massimiliano Cappellini che per tre anni consecutivi firmò a quelle condizioni». Alla fine il giocatore sbottò: «Continuando così gioco sino a cent’anni». E infatti Cappellini è ancora ad Empoli, come osservatore. Per Magli il tandem Lucchesi-Obbedio sarebbe l’ideale per una piazza come Lucca: «Il direttore è un accentratore: non si muove foglia che lui non voglia. Ma è anche una persona che se, entra in sintonia con i suoi collaboratori, lascia ampi margini d’azione. Ho conosciuto Obbedio: è un ottimo professionista e una persona seria che in questi anni ha lavorato bene. La programmazione e l’esperienza di Lucchesi e la competenza di Obbedio sarebbero il valore aggiunto della Lucchese che merita di tornare in B». E Antonio Magli come si colloca nella Lucchese dato che il ruolo di segretario è già ricoperto con contratto da Marcella Ghilardi? «Il calcio è stato per tanti anni il mio mondo e se una persona come Lucchesi dovesse chiamarmi a Lucca, una città e una squadra che mi sono rimaste nel cuore, sarebbe impossibile rifiutare. Se il mio vecchio maestro dovesse contattarmi non ne farei una questione di ruolo. L’importante è avere chiaro cosa c’è da fare e marciare uniti. Perché, conoscendolo, non tollererebbe invasioni di campo. Tutto ciò che fa non è mai affidato al caso».
Luca Tronchetti
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