Le Mura abbattute in un anno sprecato
Gesam chiude una stagione deludente: ecco cosa non ha funzionato fuori e dentro il campo. Il futuro ora è un’incognita
LUCCA . La Gesam Gas ha chiuso una stagione deludente perdendo in finale la Supercoppa e la Coppa Italia, chiudendo al quinto posto la stagione regolare e uscendo in gara tre dei quarti di finale a Napoli. Ma i risultati del campo sono tutto sommato un aspetto secondario, come pure il budget speso e i confronti con le stagioni precedenti.
Le aspettative. Per un’analisi seria di quest’annata bisogna partire dai propositi di inizio stagione, quelli venuti fuori smaltita la festa per lo storico scudetto appena conquistato. Questa doveva essere una stagione di transizione, una sorta di anno zero di un nuovo ciclo in cui, ripartendo dal basso, si sarebbe potuto costruire qualcosa di importante grazie anche all’enorme credito acquisito nel tempo per cui la piazza lucchese era una in cui le giocatrici venivano volentieri per la possibilità di lanciarsi o di rilanciarsi, riuscendo sempre a esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. Una magia che forse potrebbe essersi infranta. Il primo segnale oggettivo del fallimento è stata la scelta a maggio e l’esonero a febbraio di Loris Barbiero. Si era scelto di ripartire da lui, la persona giusta per rifondare. Poi qualche attrito con alcune giocatrici, una serie di risultati negativi e il banco è saltato. La società ha infatti cambiato la guida tecnica affidando la squadra a Lorenzo Serventi che ha guidato fino a ora un gruppo di giocatrici che comunque non aveva scelto lui. Le giocatrici appunto, che sono le vere protagoniste che scendono in campo. La sensazione nel finale di stagione è che la squadra fosse troppo prevedibile in attacco.
Le giocatrici. La realtà è che spesso mancava un’esterna in grado di creare vantaggi per le compagne. Crippa e Wojta lo scorso anno non avevano queste caratteristiche ma accanto a loro c’era Francesca Dotto che riusciva costantemente a battere il proprio difensore. Così la questione era facilmente risolta. Quest’anno la questione si è riproposta con Crippa, mentre Drammeh ha ottime qualità ma palla a terra ha saputo creare essenzialmente per sé stessa. In questa situazione tutto il pallino era nelle mani di Battisodo, brava ma non costante come Dotto.
Quando poi la cabina di regia era affidata a Striulli la squadra rischiava di essere troppo prevedibile. Roberts si è rivelata un’ottima giocatrice, con poche pause di rendimento, mentre Udodenko è stata una grande incompiuta, quasi fuori ruolo nella squadra di quest’anno in cui non è stata mai un fattore. Tognalini lo scorso anno era stata un ottimo sesto uomo partendo dalla panchina, stavolta, al netto dei problemi fisici, spesso è stata impalpabile. Così come Brunetti, praticamente mai utilizzata, e Melchiori, che qualcosa ha fatto intravedere ma non ha mai cambiato ritmo all’incontro salendo dalla panchina. Probabilmente la sorpresa più interessante è stata Nicolodi, lanciata in quintetto dopo l’infortunio di Udodenko e poi arrivata all’ottimo esordio in Nazionale. Poi con il rientro dell’ucraina anche lei è rientrata dall’exploit.
Il futuro. Tutti nomi che probabilmente non vedremo più ad agosto con la maglia biancorossa. Roberts di fatto ha già salutato la piazza con un post su Facebook e tra chi non interessa alla società e chi preferisce fare altre esperienze, è probabile che non resti nessuno, vanificando del tutto i propositi di nuovo ciclo. Se così sarà, il budget speso quest’anno non sarà stato un investimento e soprattutto si sarà persa un’intera stagione di programmazione. Ed è questo il vero errore e la principale fonte di delusione. Per il futuro sarebbero state contattate Wojta e Pedersen alle quali sarebbe stato chiesto di tornare. Ma entrambe avrebbero già detto no. Il lavoro di ricostruzione dalle fondamenta può cominciare, con una certezza: sulla panchina rimarrà Serventi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
