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Lotta al doping, a patron Ivano Fanini il Pegaso

Lotta al doping, a patron Ivano Fanini il Pegaso

LUCCA. Premio speciale nell’edizione numero 20 del Pegaso per lo Sport, evento nel quale la Regione Toscana con Coni, Cip e Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana), ha celebrato i campioni e dirigenti...

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LUCCA. Premio speciale nell’edizione numero 20 del Pegaso per lo Sport, evento nel quale la Regione Toscana con Coni, Cip e Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana), ha celebrato i campioni e dirigenti del territorio che, nelle varie discipline sportive, si sono distinti a livello nazionale ed internazionale per risultati, etica sportiva e fair play. Se lo è aggiudicato Ivano Fanini e riguarda la «Lotta al doping». Il patron di Amore & Vita – Prodir ha dimostrato coraggio nel parlare a viso aperto di un argomento difficile e scomodo come il doping.

Ivano Fanini ha ricevuto il premio per mano dell’assessore regionale ed ex presidente del Comitato istituzionale per l’organizzazione dei mondiali di ciclismo in Toscana 2013, Vincenzo Ceccarelli. Fanini è stato intervistato sul palco dal presidente USSI, Morabito e dal suo vice, Vannini. Dopo di che davanti a numerosi giornalisti ed emittenti tv ha raccontato come avvennero i fatti del mancato blitz del Nas al Giro d’Italia 1996 (al rientro dalla Grecia), un momento cruciale nel mondo del ciclismo che se fosse andato in porto, avrebbe cambiato in meglio e più in fretta il successivo sviluppo della lotta la doping nel ciclismo. Poi ha parlato anche della questione Pantani - Forconi, Armstrong e Froome e dei momenti salienti della sua personale battaglia contro la piaga del doping.

«Sono onorato di ricevere questo speciale premio per me significa davvero tanto. Per anni ho fatto la guerra contro tutti coloro che invece preferivano restare nell’omertà, e l’ho fatto esclusivamente per il bene del ciclismo e per la salute degli atleti. Purtroppo da molti interessati non sono stato capito e appoggiato. Mi hanno danneggiato e allontanato, facendo male di conseguenza soprattutto ai miei corridori. Però alla fine, i fatti mi hanno poi sempre dato ragione, e per me è questo che conta».

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