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La “mano educata” di coach Taddei

La “mano educata” di coach Taddei

Dagli allenamenti nel cortile di casa all’Under 14 Gold di Porcari

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PORCARI. Ci sono le camelie di mamma Franca in giardino, vicino al canestro che quel bimbo prende di mira di continuo. Guai a sciupare quelle piante, guai a sbagliare i tiri, a far andare la palla tra quei fiori che la mamma cura con passione da anni. C’è il rischio che oltre alle urla e ai rimproveri, dalla finestra di casa voli anche qualche pantofola contro quel figlio che non ne vuol sapere di smettere di tirare. Così, per salvaguardare le camelie di famiglia ed evitarsi severe punizioni, Simone, il secondogenito di casa Taddei, deve affinare la sua tecnica. In quel momento non lo sa, non lo capisce, ma più tardi, crescendo, si renderà conto che quelle camelie hanno contribuito a fargli avere una mano educata, una buona tecnica di tiro che gli regalerà tante soddisfazioni.

Sulle orme del fratello. A basket gioca il fratello Leonardo, di sei anni più grande. Imitarlo e sfidarlo viene naturale al piccolo Simone, sempre più attratto da quel canestro sistemato da papà Bruno nel giardino di casa, ad Altopascio. Comincia ad andare in palestra, gioca nella squadra che però dopo 2-3 anni si scioglie e Simone è costretto a trasformarsi in autodidatta, attacca il canestro da solo, a casa, stando sempre attento alle camelie di mamma.

Va avanti così per un bel pezzo fin quando, all’Itc di Porcari dove frequenta le superiori, incontra avversari di sfide passate e si ritrova a vestire la maglia del team del paese. Promozione, serie D, serie C fino al ritorno ad Altopascio. La buona mano, la facilità di fare canestro, di centrare la retina con continuità lo impongono all’attenzione, anche se poi con gli anni il ruolo cambia e comincia a giocare da play. Ma soprattutto cambia veste, allena.

Nel 1995 segue i bambini del minibasket ad Altopascio, poi partecipa ai corsi per poter insegnare anche ai ragazzi più grandi. È in questo ambito che conosce Cesare Ripari, che ha una tipografia ad Altopascio. Il figlio è tra gli allievi di Simone, che nonostante si sia diplomato geometra non vuole fare questa professione. Ripari gli offre un posto da impiegato nella sua impresa.

Taddei allena anche a Chiesina e a Montecatini, tra i ragazzi c’è Demis, il figlio di un dirigente del Basket Femminile Porcari, Massimiliano Pisani, che lo invita a guidare il gruppo Under 13 del club gialloblù. Con quella squadra nel maggio del 2016 a Prato, Taddei vince la Coppa Toscana di categoria. E tante di quelle ragazze fanno parte della formazione Under 14 Gold, sulla cui panchina il tecnico di Altopascio siede in questa stagione.

«Oggi – dice Simone – è più difficile allenare rispetto al passato. I ragazzi e le ragazze si stancano rapidamente, cedono alle prime difficoltà, è più facile rinunciare che sacrificarsi. La differenza tra guidare maschi e femmine? L’approccio è diverso, l’esempio più classico è lo spogliatoio che un coach maschio condivide con i bimbi ma non con le ragazze. Poi ovviamente ritmo, fisicità e velocità di esecuzione sono diversi, anche se le bimbe hanno più facilità ad apprendere».

Poi c’è l’unicità del PalaSuore. «Questo è un ambiente diverso – spiega Taddei – l’educazione, il rispetto, giocare con il sorriso sono gli elementi che lo caratterizzano. Qui fa più dispiacere un comportamento sbagliato di una sconfitta. Ho una figlia piccola che fa equitazione, si diverte in piscina e con la danza. Se volesse provare questo sport non avrei alcun dubbio e la farei giocare a Porcari».

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