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«Con la passione per il rugby raggiungerò la mia meta»
LUCCA. Questa settimana la rubrica «Lo Sport in rosa» si occupa della palla ovale. Di uno sport fra i più antichi e massacranti del mondo: il rugby. Lo spirito educativo di questo sport ha...
LUCCA. Questa settimana la rubrica «Lo Sport in rosa» si occupa della palla ovale. Di uno sport fra i più antichi e massacranti del mondo: il rugby. Lo spirito educativo di questo sport ha incrementato i praticanti, specialmente in giovane età, e soprattutto fra le donne, tanto che ci sono oggi in Italia 7200 praticanti donne con 18 squadre in serie A. Un legame con la palla ovale che la barghigiana Jessica Watson ha fin da bambina. Oggi è residente a Vetriano, nel comune di Pescaglia, borgo famoso per il teatrino più piccolo d’Italia, scelto per viverci circa trent’anni fa dai suoi genitori di origine inglese: il padre Nick è nato nella contea di Kanterbury a Sud di Londra e sua madre Sally nella regione del Sussex.
Passione di famiglia. Da buoni inglesi amano il rugby che nel Regno Unito è uno degli sport più popolari. Una passione trasmessa alla figlia venticinquenne Jessica ed alla primogenita Arianna, entrambe giocatrici nel Cus Pisa nel rugby a 15. «Sono nata a Barga - dice Jessica - grazie ai miei genitori che venivano in vacanza in Lucchesia e si innamorarono di questi luoghi, dei paesaggi e del clima». Suo padre lavora nel comparto edilizia essendo amministratore della Cooperativa Abitalia con sede a Diecimo. «Sono fiera di essere lucchese anche se in casa parliamo prevalentemente in inglese». Fisico statuario, alta 1,83, corporatura robusta, Jessica ha praticato tanti sport come nuoto, volley, tennis, ippica, basket. Ma nessuna disciplina le dava soddisfazione come il rugby. «Scalpitavo per la palla ovale ed ero rammaricata perché in Lucchesia quando ero bambina non c'erano squadre per giocare. Il rugby è uno sport dove in campo ce le diamo di santa ragione, ma finita la partita siamo tutte amiche. Lo spirito di questo sport è lottare sempre fino a che l'arbitro non fischia la fine. Per praticarlo dobbiamo fare tanti sacrifici ed avere spirito di adattamento al gioco. Dopo si rimane rugbysti per sempre».
Le squadre. Andava a vedere le partite assieme ai genitori Nick e Sally fin da bambina. «La squadra più vicina alla fine degli anni Novanta era a Prato. Si chiamava “I Cavalieri di Prato” ed i suoi tifosi erano chiamati "Gli Scudieri". A loro si unì mio padre, ma lo faceva perchè amante di quello sport, per il gusto di assistere a qualche partita». Nonostante i pregiudizi legati agli sport di contatto considerati in Italia soprattutto maschili, la nazionale femminile di rugby ha ottenuto grandi risultati e vinto trofei .Nel 2015 giunse al terzo posto nel Trofeo delle 6 Nazioni, davanti all'Inghilterra campione del mondo in carica. «Questo sport - prosegue Jessica - trasmette valori importanti come il sostegno e la lealtà. Dopo 80 minuti di botte, dolori e sofferenze il terzo tempo è dedicato all'amore e all'amicizia, qualsiasi risultato sia scaturito».
Nel 2012 iniziò a giocare con il Rugby Lucca. L'esordio in Coppa Italia nel girone Nord. Però il rugby a sette non le dava andrenalina come lei avrebbe voluto. Nel frattempo si diplomò al "Pertini" come tecnico turistico, un corso iter che le è servito per andare a lavorare nelle navi da crociera e per 5 anni ha girato il mondo. Faceva parte del personale della MSC Crociere di Napoli ed ha raggiunto mete lontane come i Caraibi, l’Africae gli Emirati Arabi. «Una esperienza fantastica -dice Jessica- a lavorare eravamo provenienti da 52 paesi diversi. Ho girato il mondo e fatto esperienze uniche. Da qualche mese sono tornata a casa e sto facendo un tirocinio per operatrice turistica in una cooperativa eco turismo in due ostelli nell'Alta Garfagnana. Diciamo che sono tornata sulla terra dopo aver vissuto a lungo in mare. Così sono potuta tornare a giocare a Rugby a 15 con il Cus Pisa in prima e seconda linea anche se quello che mi riesce meglio è fare pilone in mischia. Ad ogni placcaggio do tutta me stessa. Che sensazione si prova? Non ho paura dei contatti anche perchè sono robusta. È bello sapere di riscuotere la fiducia delle mie compagne con l'obiettivo di arrivare alla meta».
I risultati sportivi. Passiamo all’attualità: i risultati del Cus Pisa rugby? «Andiamo male (dice la Watson perdendo il proverbiale sorriso ndr).Siamo ultime in classifica, ma tanto non si retrocede. Nel femminile non c'è la serie B e nel rugby a 15 soltanto il campionato nazionale di serie A. Andai via da Lucca, che ringrazio per avermi consentito di esordire, perché il rugby è giocato soltanto a 7».
A Pisa c'è un bel centro sportivo universitario? «Si, è meraviglioso. - prosegue Jessica- Si estende su un'area di 15 ettari tra i comuni di Pisa e San Giuliano Terme dove si può praticare ogni sport. Il campo da rugby è in erba sintetica. Meno male, meglio fare qualche scivolata che giocare in inverno nel pantano e nei terreni pesanti».
Nelle caratteristiche in cosa ti differenzi da tua sorella Arianna? «Lei è più veloce di me ed io sono più forte nei contrasti. Anche le nostre corporature sono differenti: io sono molto più robusta».
Il prossimo impegno? «Gioco domenica alle 14,30 a Torre del Greco, una delle trasferte più distanti. Poi abbiamo una lunga pausa per via del 6 Nazioni. Il campionato si ferma e riprenderà il 25 marzo».
Questa è la passione per uno sport, coltivata dalle sue praticanti che aiutandosi migliorano i movimenti e l'armonia, formato dalla lealtà e l'amicizia nonostante in campo volino molte botte e gli infortuni siano frequenti. Jessica,il gigante buono, ragazza dolce nel pieno possesso dei suoi mezzi, ma anche rapida e potente. A 26 anni non ancora compiuti ha già girato il mondo ed è riuscita a ritagliarsi uno spazio nel suo sport preferito che riempiva i suoi pensieri fin da bambina e che non abbandonerà mai.
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