Il Tirreno

Lucca

La sfida continua al deserto della marciatrice no limits

di Valter Nieri
La sfida continua al deserto della marciatrice no limits

Dopo il nuoto e la danza all’età di 25 anni un amico la invitò ad una corsa a Marlia  «Sono specializzata nell’ultra trail: nel 2017 ho affrontato la maratona del Sahara»

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LUCCA. Amante degli sport estremi la lucchese Sara Paganucci, che da 10 anni vive a Gragnano, va sempre alla ricerca di nuove emozioni galvanizzandosi con la fatica e prendendo parte alle corse podistiche più massacranti, quelle che mettono paura anche ai più audaci atleti. Ama insomma gettarsi nei trail, ultra trail e lunghe distanze correndo non per il risultato ma per il gusto di farlo, per potenziare i muscoli del corpo, ma soprattutto perché la fatica l'aiuta a stare meglio fisicamente e mentalmente. Da bambina praticava il nuoto specializzandosi nelle gare veloci di stile libero giungendo al secondo posto nella gara dei 100 metri ai campionati regionali. Crescendo provò la danza moderna con la Libertas Lucca. Fino a che a 16 anni la danza la praticava divertendosi, come la maggior parte delle sue coetanee. A 25 anni la gravidanza con la nascita della sua unica figlia Emma, oggi quattordicenne, e lo sport finito giocoforza in secondo piano. Nel 2000 un posto di lavoro come commessa al supermarket Carrefour della SS Annunziata e la decisione di riprendere a fare sport. Ma non c’erano discipline in grado di entusiasmarla sino a quando un collega di lavoro la invitò a partecipare alla Marcia delle Ville di Marlia. Era appena uscita da una grave malattia ed accettò. E fu colpo di fulmine con il podismo. Nel 2012 entrò a far parte del G.S. Orecchiella, uno dei gruppi più organizzati a livello regionale e conobbe il suo allenatore, il viareggino Massimo Santucci. Si è specializzata nelle maratone e nelle ultra trail. Ne ha disputate ventidue giungendo quasi sempre nelle prime dieci posizioni delle categorie femminili.

«Fra i miei migliori risultati- dice orgogliosa Sara Paganucci - sono arrivata terza assoluta tre volte nel 2016 nelle ultra maratone. Nell'«Amorotto trail» di 68 chilometri a Carpineti in provincia di Reggio Emilia, nella Gran Trail Courmayeur di 90 Km in Valle d'Aosta ed il terzo podio l'ho conquistato alla Wild Marathon di Carmignanello in provincia di Prato al termine di 64 chilometri ».

Ma Sara voleva di più: andava alla ricerca di distanze sempre più lunghe. Un giorno alla Tv guardando il programma "Fino alla fine del mondo" rimase incuriosita dalla storia di Marco Olmo, l'ultra trail più forte e famoso d'Italia. Un documentario sulle sue esperienze a La Marathon des Sables, una gara massacrante di 250 chilometri da percorrere in sei tappe in autosufficienza alimentare nel deserto del Sahara nel Sud del Marocco ai confini con l'Algeria. «A quel punto non pensavo ad altro: volevo assolutamente fare anch'io quella esperienza»

SAHARA E DINTORNI

Nel periodo di Pasqua del 2017, dal 7 al 17 aprile, il sogno si trasforma in realtà. Tramite Fb entra in contatto con Paolo Zubani, referente italiano, segnandosi nell'elenco dei 32 italiani pronti a recarsi nel Sahara. Fra questi soltanto due donne: Sara Paganucci ed una atleta sarda. Sara trova alcuni sponsor pronti a contribuire alle spese, fra questi la S. Marco Marmi gestita da suo padre Mario Paganucci e si imbarca in aereo per raggiungere la città di ritrovo: Ourzazate. Da lì 7 ore di pullman per recarsi nel deserto alla partenza. «Ho temuto di non farcela - prosegue - perchè afflitta da una frattura da stress alla testa del femore destro. Zoppicavo vistosamente, ma per me era una occasione unica. Ho rischiato prendendo il via. Mi ritengo più podista che runner perchè il podista non si preoccupa di eventuali acciacchi. Il dolore fa parte dello sport ed il podista lo anestetizza. Volevo assolutamente provare il piacere del brivido no limit». Percorre 250 chilometri in 7 giorni, con la pausa di un giorno fra la quinta e la sesta tappa, assieme agli altri 1199 partenti provenienti da 52 paesi. «Per la Toscana eravamo soltanto in due: io ed il pistoiese Angelo Bartoletti. Nel deserto le escursioni termiche di giorno e di notte sono molto elevate. In più dovevamo stare attenti perché nelle ore calde si corre il rischio di morire disidratati ed anche la scottatura del sole può essere fatale. Se prendi troppo sole la sera non dormi perché ti brucia la pelle. Ho visto tanti ritiri, qualcuno a queste gare muore di infarto. Eravamo monitorati dagli organizzatori nel caso in cui si sbagliasse direzione e come orientamento avevamo in donazione una bussola.Nella tappa più lunga di 90 chilometri sono stata veramente in difficoltà. Avevo allucinazioni, non sapevo cosa stavo facendo e le gambe si muovevano con gesti meccanici e sconnessi. Per fortuna arrivai al traguardo ancora viva. In tutto il giro avrò visto un paio di alberi e poi il tracciato sabbioso a volte rigido altre molle con i piedi che affondavano nel suolo. Cercavo di stare in gruppo con qualche atleta. Nelle soste abbiamo incontrato qualche insediamento umano:lì vivono i tuareg, un popolo berbero. I bambini si avvicinavano a noi per chiederci qualche caramella che ovviamente non avevamo. Nel nostro zainetto c’erano una piccola scorta alimentare a lunga conservazione come barrette energetiche e gallette che ci dovevano bastare per l'intero periodo di gara. Io ero incurante della posizione in classifica. In queste manifestazioni non conta il risultato, ma portare a termine la fatica. Non mi sono mai avvalsa di strumenti che la tecnologia mette a disposizione del podista. Non mi è mai interessato monitorare la velocità e le distanze da percorrere. La notte con la temperature che scendeva a zero gradi dormivamo avvolti interamente nel sacco a pelo. Nel dormire ci proteggeva dal vapore acqueo una piccola tenda aperta. La mia paura era non incappare negli scorpioni velenosi e nei ragni ruzzolanti grandi come una mano. Un podista è stato morso da uno scorpione ed ha fatto in tempo a prendere l'antidoto, altrimenti ci lasciava la pelle. Fra mille difficoltà sono giunta al traguardo, l'unica donna italiana assieme a Monica, una podista sarda di cui non ricordo il cognome, emozionandomi quando mi sono ritrovata fra gli applausi la medaglia al collo. Al ritorno a casa ho dovuto fare cure particolari per defluire i liquidi ristagnati nel corpo per la ritenzione idrica. Desideravo così tanto un bagno caldo...Avevo paura di dovermi rasare a zero i capelli, inpregnati com'erano di sabbia...Ed invece dopo diversi sciampi sono riuscita a snodarli. Mi ci sono voluti 20 giorni per recuperare, ritrovare il mio peso forma di 56 Kg.e tornare a lavorare. È stata un’esperienza che mi ha fatto imparare a dare valore alle cose semplici che sembrano scontate e che invece rappresentano una grande ricchezza in ognuno di noi».

ALLENAMENTI E GARA

Quasi tutte le domeniche Sara si allena scalando un anello da lei tracciato partendo dai Monti Fegatesi sopra Bagni di Lucca. Sfida anche la neve che trova costantemente a La Foce a Giovo. Percorrendo il tracciato sul versante emiliano la strada è sterrata. Si allena da sola perchè è difficile che qualcuno le resista. Si allena di notte dall'una alle nove di mattina.

«In compagnia -conclude Sara -dovrei mutare la flessibilità nei miei ritmi di corsa che posso invece adottare in solitaria. Ogni tanto incontro cinghiali e cerbiatti che per fortuna scappano impauriti dalla mia presenza per loro anomala. Mentre per vincere il buio mi faccio luce con la mia torcia frontale. All'età di 40 anni sto vivendo esperienze fantastiche ed il podismo dopo mia figlia Emma è la gioia più bella che potevo provare e che mai abbandonerò. Per avvalorare la mia tesi penso a Marco Olmo che a 69 anni è ancora sulla breccia negli ultra trail. Ho in testa nel 2019 di recarmi nel deserto dell'Oman». Nel frattempo si sta preparando all'esordio stagionale per il 28 gennaio quando prenderà parte alla "Ronda Ghibellina" trail di Castiglion Fiorentino che misura 70 chilometri da percorrere entro 12 ore.

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