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Lucca

Obbedio, il ds con la Lucchese nel cuore

di Luca Tronchetti
Obbedio, il ds con la Lucchese nel cuore

Bilancio di 18 mesi trascorsi in rossonero: dall’affare Nobile al mancato arrivo di Mancuso. «Gratificato dalla tifoseria»

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LUCCA. Un uomo del sud trapiantato al nord diventato un bergamasco operoso e taciturno che, come dicono da quelle parti, «a l’gh’à mia pura de laurà» (tradotto: non ha paura di lavorare). Diciotto mesi fa Antonio Obbedio, che nella sua vita da mediano era già approdato fugacemente nell’arborato cerchio, ha fatto il suo ingresso nella Lucchese rivestendo il ruolo complicato di direttore sportivo. E un anno e mezzo dopo è riuscito a farsi apprezzare dalla stragrande maggioranza dei tifosi: curva, tribuna e gradinata.

Signor Obbedio, cosa le viene in mente ripensando a questi 18 mesi in rossonero.

«Preferisco i fatti alle parole. Quindi le dico che Lucca è stata la più bella e coinvolgente esperienza umana e sportiva da quando siedo dietro ad una scrivania. Quando uno fa questo lavoro riuscendo a conciliare ai risultati sportivi il conto economico significa che ha operato bene. E questo affetto che mi circonda e circonda lo staff tecnico e la squadra mi gratifica».

Il momento più difficile e quello più bello di questo periodo nella Lucchese.

«Parto da una situazione sportivamente drammatica: ottobre 2016, mancato pagamento dei contributi e penalizzazione. Sono stati due mesi, sino a dicembre, molto difficili. La Lucchese ha rischiato di chiudere i battenti. Ricordo quando i soci mi vennero a chiedere di abbassare il monte ingaggi di 250mila euro: l’unico modo per poter prendere la società dalle mani di Bacci che non era più intenzionato a far fronte agli impegni. Siamo riusciti - attraverso le cessioni di Terrani (che era in scadenza) e Forte (che non era di proprietà della Lucchese) e altri tagli - a centrare l’obiettivo. Paura di non farcela? In cuor mio ero ottimista. Perché avevo di fronte delle persone perbene e avevo la loro piena fiducia. In quel frangente ho agito e agisco anche adesso come se il conto corrente della Lucchese fosse il mio conto corrente. Il momento più emozionante? Sul piano sportivo sicuramente la conquista dei playoff l’anno passato e la possibilità di portare tanti tifosi in stadi importanti come Bergamo e Parma. Sul piano personale invece non ho dubbi: scelgo lo striscione apparso in curva Ovest dopo la seconda rete del Giana il 26 novembre scorso. Quella frase “tutti in piedi per questa Lucchese” e gli applausi di tutto lo stadio, che capiva e apprezzava i nostri sforzi nonostante la sconfitta, è stato il regalo più bello per me, per lo staff e per i calciatori, la metà dei quali guadagna il minimo contrattuale. In quel momento il senso di appartenenza, l’amore per la maglia che va sudata e conquistata per la storia che racchiude, ha raggiunto la vetta più alta. Io mi sono sentito orgoglioso di rappresentare la Lucchese in tutta Italia».

Calciomercato: qual è l’affare più importante e qual è il rammarico maggiore.

«Inutile dire che la cessione di Nobile, portiere che avevo scovato in serie D a costo zero, in serie B alla Pro Vercelli per circa 210mila euro per ora è l’operazione più importante. Il rammarico? Non aver preso la punta Mancuso, 24 anni, che non aveva ancora firmato per la Sambenedettese e che oggi gioca in B con il Pescara. Avevo parlato con il procuratore ed era tutto fatto. Ma all’ultimo tuffo venne preferito l’argentino Martinez. Se ci ripenso mi mordo le mani».

Chi vincerà il campionato?
«
Non credo che si ripeterà un caso Alessandria e che il Livorno perderà tre partite consecutive. Lo scotto della retrocessione l’ha già pagato l’anno passato e adesso ha un’ossatura importante che consente ai labronici di guardare con ottimismo al futuro. Pisa, Siena e Viterbese si rinforzeranno, ma non sarà facile acciuffare la capolista. La Lucchese? È presto per parlare di mercato. Manderemo a giocare chi ha meno spazio (Bragadin? Cardore? Pagnini?), ma non svenderemo i nostri calciatori. Chi li vuole dovrà pagarli una cifra adeguata altrimenti ce li teniamo. Ho fiducia in questi ragazzi e nel nostro allenatore. Se restiamo uniti ci divertiremo».

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