Il dolore
Moriconi: «La Lucchese non è in vendita»
di Luca Tronchetti
In attesa dell’incontro ad inizio settimana in Comune con alcuni imprenditori locali parla l’azionista di riferimento
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LUCCA. Non vuol più sentir parlare dei vari Cennicola, Anellucci o Sardas (ultimo nome che si è auto accostato al club rossonero) perché la Lucchese è in buone mani e dal febbraio scorso ad oggi dal punto di vista sportivo sta ottenendo risultati superiori alle aspettative. Dalla possibilità di lasciare il professionismo e tornare in Eccellenza ventilata dall’ex patron Andrea Bacci ad una stabilità di classifica - sempre in zona playoff - dopo che le redini sono passate a «Lucchese Partecipazioni». Lui, Arnaldo Moriconi, 75 anni, titolare della Sice Telecomunicazioni e capo cordata di un gruppo che detiene il 52% all’interno dell’88% del pacchetto di maggioranza di «Lucchese Partecipazioni» (l’amministratore unico Carlo Bini detiene il 32,5%, il socio Gianni Nannini il 10% e il 10% è di Moriconi che indirettamente detiene anche l’1% di quote esterne a Lucchese Partecipazioni attraverso Città Digitali e il suo collaboratore Giacomo Bini) esprime soltanto tre concetti semplici, basilari, ma che lasciano poco spazio all’immaginazione: «Primo, la Lucchese non è in vendita; secondo, se qualcuno vuol comprare la Lucchese se arriva la cifra giusta e ci sono le persone che corrispondano alle esigenze dei soci di tutta la maggioranza (quindi anche Gonzadi, Campani, Zappelli) allora possiamo arrivare a una cessione; terzo, l’incontro che avranno l’amministratore unico della Lucchese Carlo Bini e il sottoscritto lunedì o martedì in Comune con alcuni imprenditori lucchesi di cui non conosco il nome alla presenza del sindaco Alessandro Tambellini ci farà capire meglio le reali risposte che intende darà la città nei confronti della squadra di calcio che la rappresenta in giro per l’Italia. Altro non c’è da dire se non che certi personaggi accostati alla Lucchese io e Bini non li abbiamo mai visti e sentiti». Fine delle trasmissioni.
Interpretazione delle parole. A leggere bene le parole del patron della Sice si potrebbe intuire che se i 4-5 imprenditori lucchesi interessati ad entrare nel club (con quote? con sponsorizzazioni?) non faranno una proposta importante (non basterà quindi il 20-30%) Moriconi, solito arrivare in ritardo alle riunioni, prenderà cappello e cappotto e si alzerà dal tavolo delle trattative. Se così fosse i casi sono due: o prosegue, almeno sino a giugno l’avventura assieme agli altri soci anticipando almeno in parte la quota per il pagamento di stipendi e contributi (prossima scadenza il 16 dicembre, 4 punti in meno a chi non spedisce gli F-24) oppure una delle trattative già avviate (i due pisani Carlo Coscia e Michele Cioni, l’imprenditore romano Pietro Belardelli riparato in Moldavia o, ipotesi che piace più delle altre a Moriconi, l’immobiliarista Stefano Todini magari assieme all’amico Piergiorgio Nocella) è conclusa o vicina alla conclusione. I tempi paiono maturi. Meno di dieci giorni e sapremo.
Interpretazione delle parole. A leggere bene le parole del patron della Sice si potrebbe intuire che se i 4-5 imprenditori lucchesi interessati ad entrare nel club (con quote? con sponsorizzazioni?) non faranno una proposta importante (non basterà quindi il 20-30%) Moriconi, solito arrivare in ritardo alle riunioni, prenderà cappello e cappotto e si alzerà dal tavolo delle trattative. Se così fosse i casi sono due: o prosegue, almeno sino a giugno l’avventura assieme agli altri soci anticipando almeno in parte la quota per il pagamento di stipendi e contributi (prossima scadenza il 16 dicembre, 4 punti in meno a chi non spedisce gli F-24) oppure una delle trattative già avviate (i due pisani Carlo Coscia e Michele Cioni, l’imprenditore romano Pietro Belardelli riparato in Moldavia o, ipotesi che piace più delle altre a Moriconi, l’immobiliarista Stefano Todini magari assieme all’amico Piergiorgio Nocella) è conclusa o vicina alla conclusione. I tempi paiono maturi. Meno di dieci giorni e sapremo.
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