Sicurezza
«La Lucchese operaia mi sta regalando tante soddisfazioni»
di Luca Tronchetti
Quinto posto per i rossoneri nonostante gli infortunati e il modulo 3-5-2 resterà sino al termine della stagione
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LUCCA. Undici punti in cinque partite, quinto posto in classifica nonostante una rosa ridotta all’osso con sei titolari ko e costruita con il quint’ultimo budget della categoria, un gioco spumeggiante e propositivo che appassiona e diverte i circa duemila tifosi che hanno ritrovato il piacere di venire allo stadio. È la Lucchese di Giovanni Lopez la mina vagante di un campionato che ad oggi sembra una corsa a due con il Livorno decisamente favorito sul Pisa. A livello statistico i rossoneri hanno realizzato più gol in trasferta (10) che in casa (8) vincendo tre partite al Porta Elisa e altrettante lontano dalle Mura amiche. Senza un vero bomber la squadra ha suddiviso l’80% delle reti tra tre elementi: Fanucchi (6), De Vena e Arrigoni (4) (gli altri gol sono di Maini, Del Sante, Merlonghi e Nolè).
Lopez è il tecnico antidivo per eccellenza. Un «Normal One» sottovalutato forse perché poco incline a facili compromessi che nel calcio del nuovo Millennio sono la regola e non l’eccezione. D’altronde uno che ha avuto come maestri di calcio e di vita gente come Renzo Ulivieri, Francesco Guidolin e Eddy Reja è abituato a conquistarsi gloria e onore sul campo e non dietro le quinte con la compiacenza di procuratori e addetti ai lavori.
Mister, qual è il segreto di questa Lucchese operaia, vera rivelazione del girone?
«Non faccio fatica a rispondere: il gruppo. Sono ragazzi eccezionali. Hanno qualità morali, spirito di sacrificio e una forza interiore che li porta in allenamento come in partita a dare sempre più del 110% senza mai risparmiarsi. Guardi, ho allenato la Cisco Roma in C2 e il Vicenza in Lega Pro ottenendo sempre piazzamenti importanti (un terzo posto con i biancorossi veneti). Avevo giocatori forti, alcuni di qualità superiore rispetto a quelli che giocano nella Lucchese. Ma, e lo dico senza piaggeria, questa squadra mi sta dando le più grandi soddisfazioni da quando siedo in panchina. Abbiamo abituato così bene la tifoseria e i media che quando facciamo una partita normale dicono che abbiamo giocato male e quando vinciamo contro corazzate come Alessandria e Carrarese, società che hanno speso dalle cinque alle dieci volte la Lucchese, nessuno si esalta e il successo diventa un risultato normale. I miei giocatori si meritano gli elogi indiscriminati se è vero, com’è vero, che questa formazione dopo 15 partite ha fatto 2 punti in più della squadra della scorsa stagione che annoverava gente come Dermaku, Bruccini, De Feo, Forte e Terrani, gli ultimi tre stabilmente in serie B».
Esiste il pericolo di un rilassamento dopo aver corso a cento all’ora in questa prima parte di campionato?
«Adesso ci godiamo questo splendido momento, impensabile alla vigilia del torneo, visto che ci mancano due dei tre attaccanti (Del Sante e Bortolussi), il perno della difesa (Capuano) e due centrocampisti fondamentali nell’economia del gioco (Nolè e Damiani) e Mingazzini, uomo di maggior esperienza, a mezzo servizio. E poi non credo che la squadra possa aver un calo mentale visto che ci sono i leader in campo e nello spogliatoio come Fanucchi, Mingo, Capuano e Di Masi che con la loro personalità non consentono ai più giovani cali di tensione. Semmai è normale, dopo aver speso tanto e senza una panchina lunga, un calo fisico. E’ impensabile poter proseguire su questi ritmi: dobbiamo essere bravi a gestire le energie in attesa del turno di riposo tra due settimane.
Ad inizio stagione parlò di un possibile cambio del modulo tattico nel corso del torneo
Sì, pensavo a una soluzione simile. Ma alla luce dei giocatori di cui dispongo ho deciso che proseguirò con il 3-5-2. Per la difesa a quattro servono calciatori adatti a questo tipo di modulo. Continuo questo sistema di gioco con poche variazioni in corso d’opera (3-4-1-2) come accaduto a Gavorrano ed Arezzo che mi hanno dato risultati differenti.
Con 23 punti in 15 partite cambia la prospettiva di classifica della Lucchese?
No, il mantra è identico a quello di inizio stagione. Dobbiamo pensare esclusivamente alla salvezza. Una volta conquistata nel più breve tempo possibile soltanto allora possiamo spostare i nostri obiettivi. Prima dobbiamo raggiungere un traguardo e solo a quel punto possiamo spostare l’attenzione da un’altra parte. Diffidate di chi vi promette la luna sapendo che non ha nemmeno il combustibile per accendere il motore del razzo. Io sono abituato a non fare proclami e a pensare unicamente a migliorare e far crescere tutti i calciatori che ho a disposizione. Perché tutti lavorando con serietà e applicazione possono salire di livello.
Cosa si aspetta dal mercato.
Il direttore sportivo Antonio Obbedio con cui ho un bellissimo rapporto e con cui mi confronto quotidianamente sa bene cosa serve: un giocatore per reparto. Ci tengo a dire però che io non mi aspetto niente. La società, gli sportivi e gli addetti ai lavori sanno benissimo che a gennaio le altre formazioni che in questo momento si trovano davanti, ma anche dietro di noi, si rafforzeranno per migliorare la loro posizione. Logico che dovremmo fare qualcosa pure noi lavorando sulla rosa attuale con entrate e uscite nell’organico attuale. Siamo pronti però a fare necessità virtù qualora dalle stanze dei bottoni arrivasse l’imput di dover restare come siamo per esigenze di bilancio. Nella speranza di recuperare nel girone di ritorno elementi come Del Sante che hanno giocato troppo poco per poter incidere sulla squadra».
Lopez è il tecnico antidivo per eccellenza. Un «Normal One» sottovalutato forse perché poco incline a facili compromessi che nel calcio del nuovo Millennio sono la regola e non l’eccezione. D’altronde uno che ha avuto come maestri di calcio e di vita gente come Renzo Ulivieri, Francesco Guidolin e Eddy Reja è abituato a conquistarsi gloria e onore sul campo e non dietro le quinte con la compiacenza di procuratori e addetti ai lavori.
Mister, qual è il segreto di questa Lucchese operaia, vera rivelazione del girone?
«Non faccio fatica a rispondere: il gruppo. Sono ragazzi eccezionali. Hanno qualità morali, spirito di sacrificio e una forza interiore che li porta in allenamento come in partita a dare sempre più del 110% senza mai risparmiarsi. Guardi, ho allenato la Cisco Roma in C2 e il Vicenza in Lega Pro ottenendo sempre piazzamenti importanti (un terzo posto con i biancorossi veneti). Avevo giocatori forti, alcuni di qualità superiore rispetto a quelli che giocano nella Lucchese. Ma, e lo dico senza piaggeria, questa squadra mi sta dando le più grandi soddisfazioni da quando siedo in panchina. Abbiamo abituato così bene la tifoseria e i media che quando facciamo una partita normale dicono che abbiamo giocato male e quando vinciamo contro corazzate come Alessandria e Carrarese, società che hanno speso dalle cinque alle dieci volte la Lucchese, nessuno si esalta e il successo diventa un risultato normale. I miei giocatori si meritano gli elogi indiscriminati se è vero, com’è vero, che questa formazione dopo 15 partite ha fatto 2 punti in più della squadra della scorsa stagione che annoverava gente come Dermaku, Bruccini, De Feo, Forte e Terrani, gli ultimi tre stabilmente in serie B».
Esiste il pericolo di un rilassamento dopo aver corso a cento all’ora in questa prima parte di campionato?
«Adesso ci godiamo questo splendido momento, impensabile alla vigilia del torneo, visto che ci mancano due dei tre attaccanti (Del Sante e Bortolussi), il perno della difesa (Capuano) e due centrocampisti fondamentali nell’economia del gioco (Nolè e Damiani) e Mingazzini, uomo di maggior esperienza, a mezzo servizio. E poi non credo che la squadra possa aver un calo mentale visto che ci sono i leader in campo e nello spogliatoio come Fanucchi, Mingo, Capuano e Di Masi che con la loro personalità non consentono ai più giovani cali di tensione. Semmai è normale, dopo aver speso tanto e senza una panchina lunga, un calo fisico. E’ impensabile poter proseguire su questi ritmi: dobbiamo essere bravi a gestire le energie in attesa del turno di riposo tra due settimane.
Ad inizio stagione parlò di un possibile cambio del modulo tattico nel corso del torneo
Sì, pensavo a una soluzione simile. Ma alla luce dei giocatori di cui dispongo ho deciso che proseguirò con il 3-5-2. Per la difesa a quattro servono calciatori adatti a questo tipo di modulo. Continuo questo sistema di gioco con poche variazioni in corso d’opera (3-4-1-2) come accaduto a Gavorrano ed Arezzo che mi hanno dato risultati differenti.
Con 23 punti in 15 partite cambia la prospettiva di classifica della Lucchese?
No, il mantra è identico a quello di inizio stagione. Dobbiamo pensare esclusivamente alla salvezza. Una volta conquistata nel più breve tempo possibile soltanto allora possiamo spostare i nostri obiettivi. Prima dobbiamo raggiungere un traguardo e solo a quel punto possiamo spostare l’attenzione da un’altra parte. Diffidate di chi vi promette la luna sapendo che non ha nemmeno il combustibile per accendere il motore del razzo. Io sono abituato a non fare proclami e a pensare unicamente a migliorare e far crescere tutti i calciatori che ho a disposizione. Perché tutti lavorando con serietà e applicazione possono salire di livello.
Cosa si aspetta dal mercato.
Il direttore sportivo Antonio Obbedio con cui ho un bellissimo rapporto e con cui mi confronto quotidianamente sa bene cosa serve: un giocatore per reparto. Ci tengo a dire però che io non mi aspetto niente. La società, gli sportivi e gli addetti ai lavori sanno benissimo che a gennaio le altre formazioni che in questo momento si trovano davanti, ma anche dietro di noi, si rafforzeranno per migliorare la loro posizione. Logico che dovremmo fare qualcosa pure noi lavorando sulla rosa attuale con entrate e uscite nell’organico attuale. Siamo pronti però a fare necessità virtù qualora dalle stanze dei bottoni arrivasse l’imput di dover restare come siamo per esigenze di bilancio. Nella speranza di recuperare nel girone di ritorno elementi come Del Sante che hanno giocato troppo poco per poter incidere sulla squadra».
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