Il dolore
Morde l’avversario: squalificato per 5 giornate
Colpito Di Mauro (Villa Basilica) che replica: «Caduto nella provocazione». La società: «Era una gomitata»
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VILLA BASILICA. «Dopo aver commesso un fallo in danno di un calciatore avversario, lo mordeva all'altezza del bicipite destro lasciando il segno del morso sulla pelle». Con questa motivazione il Giudice sportivo territoriale della Figc di Firenze ha condannato il laterale sinistro del Villa Basilica Francesco Di Mauro a scontare cinque giornate di squalifica.
L’ex Fortis Lucchese e Lammari, in occasione del match di domenica scorsa contro il Maliseti ha reagito a seguito ad un contrasto giudicato falloso dal direttore di gara (Leonardo Colombi di Livorno) con un morso che ha fatto molto discutere gli addetti ai lavori. A coloro che seguono il calcio da qualche anno, la memoria ritorna al campionato di Serie A 1988-1989 e in particolare ad un match tra Pisa e Sampdoria in cui il neroazzurro Cuoghi fu giudicato reo di aver morsicato il blucerchiato brasiliano. Il giudice sportivo non scrisse in modo esplicito il termine “morso” ma inserì il reato nel più generale «comportamento violento nei confronti di un avversario». Il morso costò a Cuoghi tre turni di squalifica, Cerezo pagò il parapiglia conseguente con due turni di stop.
Con grande maturità Di Mauro non rinuncia ad esporsi pubblicamente e a chiedere scusa ad avversari e compagni. «Ci tengo a chiedere scusa ai calciatori avversari e a calciatori e staff del Villa Basilica perché indubbiamente non hanno ricevuto una buona pubblicità dall’episodio. Il mio è stato un gesto non premeditato, ma frutto di un eccessivo contatto fisico in un contesto di gara ad alto tasso agonistico. A gioco fermo, mi sono trovato a terra a stretto contatto con un avversario che aveva braccia larghe ed esitava a liberarmi. Ho cercato con le buone di liberarmi del braccio del calciatore ma questo continuava a istigarmi tenendo il gomito largo sotto la mia bocca. A quel punto, mi rendo conto di aver abboccato alla provocazione dell’avversario lento a lasciarmi spazio per rialzarsi e… sono passato alle maniere cattive. Non è stato un morso ma una reazione improvvisa con il gomito. Non credo a mio avviso di avergli provocato dolore: il calciatore ha ritirato subito il braccio». Conclude Di Mauro: «Spero che il Villa Basilica non abbia ripercussioni da tale episodio. Sento ancora maggiore motivazione ad allenarmi e di dare il meglio di me stesso per ripagare il Villa Basilica». Il diesse Simone Pisani, presente durante l'accaduto, conferma la versione del calciatore: «Punteremo a ridurre la squalifica a tre giornate: si è trattato di una gomitata e non di un morso. Cinque giornate sono eccessive».
Michele Citarella
L’ex Fortis Lucchese e Lammari, in occasione del match di domenica scorsa contro il Maliseti ha reagito a seguito ad un contrasto giudicato falloso dal direttore di gara (Leonardo Colombi di Livorno) con un morso che ha fatto molto discutere gli addetti ai lavori. A coloro che seguono il calcio da qualche anno, la memoria ritorna al campionato di Serie A 1988-1989 e in particolare ad un match tra Pisa e Sampdoria in cui il neroazzurro Cuoghi fu giudicato reo di aver morsicato il blucerchiato brasiliano. Il giudice sportivo non scrisse in modo esplicito il termine “morso” ma inserì il reato nel più generale «comportamento violento nei confronti di un avversario». Il morso costò a Cuoghi tre turni di squalifica, Cerezo pagò il parapiglia conseguente con due turni di stop.
Con grande maturità Di Mauro non rinuncia ad esporsi pubblicamente e a chiedere scusa ad avversari e compagni. «Ci tengo a chiedere scusa ai calciatori avversari e a calciatori e staff del Villa Basilica perché indubbiamente non hanno ricevuto una buona pubblicità dall’episodio. Il mio è stato un gesto non premeditato, ma frutto di un eccessivo contatto fisico in un contesto di gara ad alto tasso agonistico. A gioco fermo, mi sono trovato a terra a stretto contatto con un avversario che aveva braccia larghe ed esitava a liberarmi. Ho cercato con le buone di liberarmi del braccio del calciatore ma questo continuava a istigarmi tenendo il gomito largo sotto la mia bocca. A quel punto, mi rendo conto di aver abboccato alla provocazione dell’avversario lento a lasciarmi spazio per rialzarsi e… sono passato alle maniere cattive. Non è stato un morso ma una reazione improvvisa con il gomito. Non credo a mio avviso di avergli provocato dolore: il calciatore ha ritirato subito il braccio». Conclude Di Mauro: «Spero che il Villa Basilica non abbia ripercussioni da tale episodio. Sento ancora maggiore motivazione ad allenarmi e di dare il meglio di me stesso per ripagare il Villa Basilica». Il diesse Simone Pisani, presente durante l'accaduto, conferma la versione del calciatore: «Punteremo a ridurre la squalifica a tre giornate: si è trattato di una gomitata e non di un morso. Cinque giornate sono eccessive».
Michele Citarella
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